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Palermo, la Cappella Palatina, le impressioni descritte nell'Opera del 1903 "Trinacria" del nobile francese Antoine Dry


Antoine Dry, pseudomino di William Aimable Emile Adrien Fleury (Francia 1857 -1925), nobile francese, tenente colonello del corpo dei Dragoni, viaggiatore instancabile ha lasciato diverse opere, perlopiù militari e qualche resoconto dei suoi tanti viaggi.
Nel 1901 visitò la Sicilia, riportando nella sua opera "Trinacria promenades et impressions siciliennes", pubblicata nel 1903, le sue impressioni sull'isola.
Visitando la Cappella Palatina di Palermo scrisse:
«L'entrata è al primo piano di una galleria aperta. Niente la indica. Varcai la porta, credendo di entrare in un corridoio qualunque: era la cappella famosa.»
«Macchinalmente, subito mi tolsi il berretto. Ma mi pare che mi sarei scoperto, istintivamente, fin dalla soglia, davanti a una delle più prodigiose manifestazioni di bellezza che siano al mondo.



Si ammira ancor prima di riflettere e di comprendere: prima di aver visto tutto, si è presi ed è una delle più vive emozioni che io abbia mai provato, quasi una presa di possesso di tutto il mio essere: la testa, gli occhi e il cuore, da questo gioiello di trentacinque metri su dodici, da questa chiesa meravigliosa, che piove luce d'oro dai suoi mosaici, che scintilla nella bianchezza dei suoi marmi, armoniosa per le sue linee purissime, per i suoi colori e le sue luci.»



«Ecco veramente la chiesa tipo della religione di Cristo! Subito ci si trova più vicini a Dio che nelle immense navate nude delle cattedrali gotiche, che nelle basiliche celebri.»
«Mi sembra che qui tutto inviti alla preghiera, all'omaggio indirizzato al Creatore, e allo stesso modo che macchinalmente mi tolsi il cappello, entrando nel santuario senza conoscerlo così, dopo averlo visto, istintivamente caddi in ginocchio.»



«L'armonia ammirevole della cappella, le sue linee pure, le sue delicate colonne di marmo di differenti tinte, il suo pulpito rosso, i suoi immensi candelabri scolpiti, i dettagli di tutto ciò non li vidi che più tardi, dopo la mia preghiera.»
«Allora ho benedetto gli ammirevoli artisti, i cui nomi non sono neanche rimasti, che hanno saputo fare quest'opera superba ch'è la Palatina, questo gioiello unico del secolo dodicesimo, questo vero palazzo di preghiera! Da quale grazia sovrumana erano animati quegli architetti, quei pittori, quegli scultori dimenticati, che ci hanno saputo costruire questa meraviglia, prendendo alla Grecia i suoi mosaici, alle moschee arabe le loro colonne, al nord le sue linee gotiche, a Bisanzio i suoi colori smaglianti, prendendo anzitutto dalle loro anime credenti, il gusto che ha saputo unire tutte queste cose, alla grande gloria dell'arte cristiana, alla grande gloria di Dio crocifìsso?».


Published  Saturday, 7 October 2023
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