Stupor Mundi

Panormus

Città dai mille volti, segnata da secoli di storia e dominazioni che hanno lasciato traccia sia a livello culturale che architettonico. Nel capoluogo siciliano le testimonianze del suo passato, segnato dall’avvento di fenici, greci, romani, arabi e normanni rivivono tutt’ora grazie alla maestosità del suo patrimonio artistico inserito in un contesto brulicante di vita, dialetti e tradizioni popolari.


Giornata della Memoria, la storia dell'eroina siciliana Giuseppina Panzica

Per la Giornata della Memoria, la storia dell'eroina siciliana Giuseppina Panzica, che aiutava a passare il confine a ebrei e perseguitati, facendoli attraversare il suo orto, che coincideva con la frontiera.
Giuseppina Giovanna Panzica nacque a Caltanissetta, in Sicilia, il 1º agosto 1905, durante l'occupazione tedesca dell'Italia, nel 1943, la Panzica iniziò a collaborare con la Resistenza italiana.
In particolare, si occupò di aiutare gli ebrei a fuggire dall'Italia e a rifugiarsi in Svizzera.
Giuseppina viveva a Ponte Chiasso, un piccolo comune al confine tra Italia e Svizzera, in quel periodo, il confine era militarizzato e la guardia era molto stretta.
La Panzica, però, riuscì a trovare un modo per aiutare gli ebrei a passare il confine, si occupava di organizzare i viaggi degli ebrei, trovava loro un posto dove nascondersi durante la notte, li accompagnava al confine e li aiutava a passare la guardia.
La determinazione e l'altruismo di Giuseppina Panzica è un esempio di coraggio e di umanità che non deve essere dimenticato, la sua storia ci insegna che, anche in tempi difficili, è sempre possibile trovare il coraggio di aiutare gli altri.



Palermo, i Beati Paoli

I Beati Paoli furono una setta segreta nata a Palermo, in Sicilia, nel XVII secolo, e secondo la leggenda, essi erano un gruppo di nobili che cercavano di far rispettare la giustizia e di proteggere la gente comune da governanti e funzionari corrotti.
Essi operavano in segreto, indossando dei cappucci per nascondere la loro identità, venivano chiamati anche i “Vendicosi”, acquisirono grande notorietà per le loro attività, che comprendevano atti di vigilanza e punizione contro coloro che ritenevano ingiusti nei confronti dei più deboli.
Erano noti per il loro rigido codice di condotta, che enfatizzava l'onore, la rettitudine e la lealtà verso il popolo che servivano. La storia dei Beati Paoli è avvolta da numerosi misteri e leggende, si dice che abbiano avuto caverne segrete sotto la città di Palermo, dove si incontravano e tenevano i loro concili.
La leggenda dei Beati Paoli è stata oggetto di interesse per molti scrittori e autori, il più famoso romanzo che li menziona è "I Beati Paoli" di Luigi Natoli, pubblicato nel 1909. Questo libro ha contribuito a rendere la figura dei Beati Paoli famosa in tutta Italia e forse nel mondo.
L’effettiva esistenza dei Beati Paoli è ancora oggi oggetto di dibattito tra gli storici, alcuni li considerano puramente una creazione del mito, mentre altri sostengono che possano aver avuto un ruolo fondamentale nella realtà.
In definitiva, i Beati Paoli rappresentano un'interessante figura nella storia palermitana che si contrappone fra leggenda e realtà e, nonostante la mancanza di prove concrete sulla loro esistenza, la leggenda di questa setta continua ancora oggi a intrigare e affascinare le persone.



La Palermo dei misteri, il Conte Cagliostro

Il Conte di Cagliostro, noto anche come Alessandro Cagliostro o Giuseppe Balsamo, fu un personaggio storico e leggendario associato all'alchimia, all'occultismo e alla magia nel XVIII secolo.
Cagliostro nacque a Palermo nel 1743, si dice che abbia viaggiato in molte parti d'Europa, presentandosi come un nobile e un alchimista.
Durante i suoi viaggi, si guadagnò la reputazione di guaritore e mago, il suo periodo di maggiore notorietà fu nella seconda metà del XVIII secolo, quando si stabilì a Parigi, lì fondò una setta chiamata "Ordine della Massoneria Egizia" e si presentò come un maestro dell'alchimia e un guaritore dotato di poteri soprannaturali, egli infatti affermava di poter trasformare metalli in oro, creare l'elisir di lunga vita, guarire malattie attraverso pratiche magiche e persino raggiungere l'immortalità.
La sua fama attirò l'attenzione delle autorità francesi e nel 1785 fu arrestato con l'accusa di praticare la magia e di essere un ciarlatano.
Durante il processo, molte delle sue affermazioni furono smentite e Cagliostro fu condannato a prigione a vita. Tuttavia, nel 1790, durante la Rivoluzione Francese, fu rilasciato insieme ad altri prigionieri politici.
Nonostante la sua fama di ciarlatano, Cagliostro è diventato un personaggio leggendario associato all'occultismo e all'alchimia, è stato spesso ritratto come un mago misterioso e intrigante in opere di letteratura e arte, il suo nome è stato anche associato a varie teorie del complotto e leggende, alimentando l'immaginazione popolare.
Non esistono prove concrete delle sue presunte abilità sovrannaturali, la sua figura è avvolta da una nebbia di mito e di mistero, rendendolo un personaggio affascinante nella storia dell'occultismo.
Mito e leggenda: Dopo la sua morte nel 1795, il nome di Cagliostro continuò a vivere nella leggenda e nell'immaginazione popolare, la sua figura è stata oggetto di numerosi romanzi, drammi teatrali e film, spesso ritratto come un personaggio enigmatico e affascinante con poteri sovrannaturali.



L'antica linea tranviaria di Palermo

L'antica linea tranviaria di Palermo è un pezzo importante della storia della città, fu inaugurata nel 1887 e rappresentò un importante passo avanti per lo sviluppo della città.
Prima dell'arrivo del tram, il trasporto pubblico a Palermo era limitato a carrozze trainate da cavalli, che erano costose e poco efficienti. Il tram, invece, era un mezzo di trasporto più economico e veloce, che rese più accessibile la mobilità urbana.
La rete tranviaria di Palermo si espanse rapidamente nel corso dei primi decenni del XX secolo, nel 1912, contava 19 linee che collegavano il centro storico della città con le sue periferie.
I tram erano un mezzo di trasporto popolare a Palermo e venivano utilizzati da tutti, erano un modo efficiente e conveniente per spostarsi in città e rappresentavano un'importante parte della vita quotidiana dei palermitani.
Il tram era anche un importante mezzo di trasporto turistico, i turisti potevano utilizzare i tram per visitare i principali luoghi di interesse della città, come il Teatro Massimo, la Cattedrale e il Palazzo Reale.
La rete tranviaria di Palermo fu chiusa nel 1947 a causa del deterioramento delle condizioni delle infrastrutture e della crescente popolarità dell'automobile.



Palermo, la Biblioteca comunale di Casa Professa “Leonardo Sciascia”.

Accanto alla superba chiesa barocca del Gesù, a pochi passi dal mercato di Ballarò di Palermo, si trova la Biblioteca di Casa Professa.
Fu inaugurata il 25 aprile 1775 come appendice dell’antica Biblioteca comunale. Qui, nell’ex dimora dei Gesuiti, espulsi per decreto regio nel 1767, trovarono nuovo spazio migliaia di volumi.
All’interno, oltre al prezioso corpus di codici membranacei e cartacei, per lo più manoscritti di eruditi palermitani, vergati tra il XVI e il XVIII secolo, di particolare interesse sono la scaffalatura lignea e il “Famedio dei siciliani illustri”, circa trecento ritratti di personaggi dell’arte e della letteratura siciliana, realizzati in gran parte da Giuseppe Patania alla fine dell’Ottocento.



Bummulu, un oggetto antico come la storia della mia terra, la Sicilia.

La storia del bummulu, o quartara, è una storia che attraversa l’intera tradizione siciliana, la tipica anfora a due manici, risale alla civiltà greca.
L’etimologia del suo nome, infatti, è greca: Bombylios o bombyle.
Fatto da un impasto di terracotta e sale, ha la capacità di mantenere la temperatura del liquido che vi si versa: acqua, vino o olio.
Era usato maggiormente dai contadini o dai pastori, oppure da coloro che abitavano lontano da fonti d’acqua, infatti col bummulu l’acqua si prendeva alla fonte e si riportava al focolare, a temperatura.



Palermo, antichi mestieri "U Curdaru" (cordaio)

A Palermo, negli anni ’50 e ’60 camminando per la città, era ancora possibile vedere artigiani che intrecciavano corde.
Il lavoro del “curdaru” era molto caratteristico e apparentemente semplice: un ragazzino per poche lire o un pezzo di pane faceva girare con una grossa ruota con una manovella, questa, a sua volta, attraverso alcuni collegamenti faceva girare velocemente un’altra piccolissima ruota che aveva un uncino al centro, chiamato “animmula”.
U curdaru, incominciando dalla animmula, e camminando all’indietro, andava cedendo le fibre che teneva sotto il braccio o intorno la vita, per l’effetto rotatorio le fibre si intrecciavano, e diventavano corde, "rumaneddu" o spago.
C’è un antico proverbio siciliano, che, ricordando quest’attività dice: “Iri nnarrieri comu u curdaru”, cioè “andare indietro, in senso metaforico, come il cordaio”.
Il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche citò il cordaro nel suo libro dal titolo - Così parlò Zarathustra - che recita la frase: "In verità non voglio assomigliare ai funai: essi tirano in lungo le loro funi e intanto camminano a ritroso."



Andrea Camilleri "Il giorno dei morti"

Dai racconti quotidiani di Andrea Camilleri, un estratto de "Il giorno dei morti"
Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari.
Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.
Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto.
Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca.
Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa.
Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo.
I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.



Giuseppe Pitrè "LA VITA IN PALERMO CENTO E PIÙ ANNI FA"

Un estratto della vita nel quartiere dell'Albergheria nei primi del 900'
Nella Via Porta di Castro rumoreggiano confusamente i venditori: e non si riesce a sentire neanche i carretti che ci minacciano alle spalle, carichi di barili di quel di Partinico o di verdure di Denisinni e dei Settecannoli; nè i venditori ambulanti, che con le loro immense canestre c'impediscon l'andare, o ci tolgono il vedere i cento usci ingombri di merci pendenti dagli stipiti od ammucchiati ai fianchi.
Una sequela interminabile di bottegucce ti dà la mostra di quel che in esse si spacci: dalle brocche e dalle pentole al nocciolo ed alla carbonigia, dalle funicelle e dagli spaghi alle punte ed alle cordelle, dalle sporte e dalle ceste alle ferule ed alle granate: e pane e pasta e carne e gli avanzi delle frutta di inverno.
Quando tu credi di uscir di tanta confusione sboccando a Ballarò, allora il frastuono accresce lo sbalordimento. Altre botteghe con altre merci si succedono come rincorrendosi a destra ed a sinistra, e nel mezzo, tra la gente che deve comprare, e lesina sul quattrino, rigattieri (pescivendoli), erbivendoli, panettieri, fruttaiuoli: e comari che cicaleggiano, e facchini che si bisticciano, e monelli che dagli schiamazzi non fanno udire un nuovo bando che il Senato pubblica.
Palermo, 10 Febbraio 1904.



L'Opera dei Pupi Siciliani

l Teatro delle Marionette, conosciuto come Opera dei Pupi, si affermò nell’Italia meridionale ed in particolare i Sicilia agli inizi del 1800.
L’affermazione dell’Opera dei Pupi nei teatri e specialmente nelle piazze, fu favorita dai “Cuntastorie”, i quali fecero si che le storie divenissero presto patrimonio popolare, simboli della voglia di riscatto e di giustizia di una classe sociale, diffondendo il concetto di onore e creando occasioni di ritrovo sociale.
In Sicilia vi furono due scuole principali dell’Opera dei Pupi, quella palermitana e quella catanese, i teatrini erano spesso a conduzione familiare; la scultura, la costruzione e la pittura delle marionette, rinomate per le intense espressioni, venivano realizzate dagli artigiani con metodi tradizionali.
Tra i personaggi più noti, raffigurati fra i pupi siciliani, Orlando e Rinaldo ma anche Carlo Magno, Angelica e Gano di Maganza e i saraceni.
Nel 2001 l’Opera dei Pupi è inserita nel programma Unesco istituito nel 1999 “Capolavori del patrimonio orale e immateriale dell’umanità” (Masterpieces of the Oral and Intangible Heritage of Humanity).
Il 17 ottobre 2003, l’Unesco approva a Parigi la “Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale“.



Viaggio in Sicilia, R. Bazin 1891

“... una serie di scale di ferro esterne scendono fino ai piedi del palazzo, nel parco. Il primo cespuglio che scorgo è tutto stellato d’azzurro. Siccome sono in pieno paese di fiaba, lo chiamo con disinvoltura un gelsomino blu. E lo è forse, se ne esistono.
Riconosco delle palme, alte quanto quelle di Tunisi, fasci di bambù, liane fiorite. I vialetti girano in mezzo ad una piccola foresta di essenze rare. Un gruppo di alberi la domina. Sono enormi, con i tronchi nodosi e contorti, i rami piegati a spaccature, con le foglie carnose che formano larghe onde.”
Palermo, Villa D'Orleans



Viaggio in Sicilia, R. Bazin 1891

“ ... Mi disse: Al calar della notte, prenda una vettura e vada a fare una passeggiata al Foro Italico.
Lì vedrà una parte della società palermitana, ascolterà la musica e il mare.
Soltanto allora potrà giudicare se Palermo è stata giustamente chiamata la felice.... "
"... Venuta la sera, seguii il consiglio e mi feci condurre alla Marina.
La grande passeggiata di tutti era iniziata, andavano a piccoli gruppi, senza fretta, con la noncuranza della conversazione che indica una passeggiata abituale, a respirare la brezza di mare e a vedere passare le carrozze.
Figuratevi una banchina lunghissima e larghissima, leggermente arcuata per seguire la curva della riva, piantata di alberi, le carrozze vanno e vengono, e riprendono il passo quando si sentono le prime battute di un valzer o di una mazurka, ...”



Gli agrumi di Sicilia

Gli agrumi siciliani venivano esportati in tutto il mondo, i maggiori paesi importatori, dalla seconda metà dell’Ottocento, erano Inghilterra, Stati Uniti, Germania.
Il mercato siciliano era molto importante, la Sloman di Amburgo, una società di navigazione, ogni cinque giorni mandava una sua nave a Palermo per caricare da diecimila a ventimila casse da 300-600 frutti ognuna che servivano solo per Amburgo e Brema. Ma settimanalmente partivano navi stracolme per Londra, Copenhagen, New York e altri porti inglesi e canadesi.
Ogni cassa, ai quattro lati, aveva i “pizzi”, cioè carte veline illustrate coi bordi merlettati, e talvolta anche le “frinze”, cioè striscie di carta colorata. Aperta la cassa, appariva subito la “fodera”, un foglio di carta velina col marchio dell’esportatore che ricopriva interamente la prima fila di limoni, arance, mandarini, etc.
Tutte queste variopinte decorazioni servivano a impreziosire il prodotto, a farne una cosa quasi da regalo, a renderlo più attraente quando veniva battuto all’asta nei mercati.



La leggenda dei diavoli del Castello della Zisa di Palermo

L’ingresso alla Sala della Fontana del Castello della Zisa di Palermo è preceduto da un arco barocco con degli affreschi dove sono raffigurate creature e divinità della mitologia romana.
Queste particolari decorazioni, realizzate quando il palazzo era di proprietà della famiglia Sandoval, sono legate ad una leggenda popolare.
Le figure rappresentate in realtà sarebbero dei diavoli che proteggono un tesoro di monete d’oro all’interno del palazzo.
A nasconderlo dentro la Zisa sarebbero stati due giovani innamorati: Azel Comel, figlio di un Sultano e El-Aziz, figlia di un Emiro, i due fuggirono di casa perché il padre di lei ostacolava il loro amore, ma prima di scappare rubarono al Sultano un’immensa ricchezza.
Arrivati a Palermo fecero costruire il Palazzo della Zisa in modo da potersi finalmente godere il loro amore, quando però El-Aziz scoprì che la madre si era suicidata dopo la fuga della figlia, decise di togliersi la vita.
Azel Comel, diventato pazzo per la perdita della sua amata, decise di gettarsi in mare ma prima nascose il tesoro dentro il Palazzo.
La leggenda racconta anche che, chiunque provi a contare il numero esatto dei Diavoli della Zisa, non ci riesce, questo perché questi iniziano a muoversi e mescolarsi.
Inoltre se il giorno dell’Annunziata (25 marzo) i Diavoli vengono fissati troppo a lungo, inizieranno a muovere la coda o storcere la bocca.



U Scarparu

U mistieri du "scarparu" è un mistieri anticu, ca ormai si pirdiu, iddu cunzistieva n'arriparari o custruìri i scarpi a musura, ma chiddu ca cchiù assai facieva, era lu travagghiu di arriparrari li scarpi, risulari, mèttiri i supratacchi e cùsiri i parti ca cu l’usu si spàrdanu.
U matiriali usatu dô scarparu vinieva scigghiutu ‘n basi a nzoccu hann’a sèrviri i scarpi.
Siddu â scarpa s’hà mèttiri ppi n’uccasiuni (nu matrimoniu, na ricurrenza), a peddi havi èssiri i cchiù priggiati e i rifinitura avianu a èssiri fatti boni; si, nveci, i scarpi s’avìanu usari ppi travagghiu, allura, iddi hannu èssiri rubbusti.
Pâ risulatura, na vota s’usava u cuoiu duru, chiddu buonu.
TRADUZIONE:
Il mestiere del calzolaio è un mestiere antico, ormai scomparso, consisteva nel riparare o costruire scarpe su misura, ma quello che faceva di più, era il lavoro di riparatore di scarpe, risuolare, mettere i sopratacchi e cucire le parti che l'usura aveva deteriorato.
Il materiale usato dal calzolaio veniva scelto in base a tipo di scarpa.
Se la scarpa si doveva mettere per un'occasione (un matrimonio, una ricorrenza), la pelle doveva essere quella più pregiata e le rifiniture dovevano essere fatte bene, se invece le scarpe si dovevano usare per lavorare, allora, dovevano essere robuste.
Per la risuolatura, una volta si usava il cuoio duro, quello buono.



IL LUNGO VIAGGIO

L'emigrazione dei Siciliani in America
Il fenomeno dell’emigrazione compare spesso nella narrativa di Leonardo Sciascia, che ha raccontato molto frequentemente un fenomeno che ha interessato la Sicilia e in generale il meridione d'Italia per lungo tempo, dal primo Novecento in poi.
Non fa eccezione "Il lungo viaggio", racconto contenuto nella raccolta Il mare colore del vino, che parla delle emigrazioni verso l'America, terra delle opportunità per moltissimi siciliani e non solo.
Il sogno dell’America traboccava di dollari: non più il denaro, custodito nel logoro portafogli o nascosto tra la camicia e la pelle, ma cacciato con noncuranza nelle tasche dei pantaloni, come avevano visto fare ai loro parenti, che erano partiti prima di loro.



La linea tranviaria di Palermo nei primi del 900'

"Prima Sedes, Corona Regis et Regni Caput" è un'espressione indicante i tre titoli divenuti prerogativa della città di Palermo con la fondazione del Regno di Sicilia, avvenuta il 25 dicembre 1130, tramite l'incoronazione di Ruggero II d'Altavilla nella cattedrale di Palermo.
I tre titoli fanno riferimento ai tre antichi privilegi della città, ossia quello di essere stata:
- la prima sede dei Re di Sicilia i cui domini comprendevano l'intero Mezzogiorno;
- fungere da luogo deputato alla loro incoronazione;
- il suo rango di capitale.
Una grande città come Palermo, che, come detto, si è da sempre fregiata del titolo di ''Prima Sedes, Corona Regis et Regni Caput'', ha da sempre sentito l'esigenza del trasporto pubblico di massa, affidato prima ad omnibus a trazione animale e a partire dal 1888 tramite il tram.
La prima linea tranviaria di Palermo rimase in funzione dal 1888 al 1947, era estesa 38 km e attraversava il centro storico.
Nel 1911, in pieno periodo liberty e nel momento di massimo splendore internazionale di Palermo, la società belga Les Tramways de Palerme costruì ed esercì il servizio tram fino a Mondello, che in quel periodo pullulava di turisti da ogni parte del mondo.
Negli anni '30 del novecento, come in tutta Italia, anche Palermo risentì della crisi del trasporto pubblico, furono soppresse 6 delle 12 linee e a seguito di scelte politiche si optò per la conversione della linea in filoviaria.
Come se non bastasse i bombardamenti della città nel 1942/43 distrussero completamente le infrastrutture tranviare ponendo fine nel 1947 al servizio tram.



Palermo, la Putia

La putìa (dal latino Apotheca) è nu nicòzziu nicu, pò èssiri lu nicòzziu d'alimentari ca s'attrova sutt'â casa, o 'n ginirali nu nicòzziu pri la vìnnita di diversi merci o pri attività artigianali.
A putìa pò èssiri macari nu puntu di vìnnita di vinu sfusu (a taverna), ca si pò cunzumari 'n locu o si pò accattari pi purtarisillu.
La putìa dù vinu era urganizzata cu vutti ca cuntinèvanu vinu jancu e nìuru e di diversi qualitati; avìa na saletta cu tanti tàvuli unni li cristiani s'assittàvanu e, ntra na bivuta e n'àutra, passàvanu lu tempu addiscurrennu oppuru cu li jòcura chî carti.
TRADUZIONE:
La bottega è un negozio piccolo, può essere un negozio di alimentari che si trova sotto casa, o in generale un negozio per la vendita di diverse merci o per attività artigianali.
La bottega può essere magari un punto di vendita di vino sfuso (taverna), che si può consumare in loco o si può comprare per portarlo via.
La bottega del vino era organizzata con le botti che contenevano vino bianco o nero e di diverse qualità; aveva una saletta con tanti tavoli dove le persone si sedevano e, tra una bevuta e l'altra, passavano il tempo discutendo oppure giocando a carte.
Era il negozietto sotto casa dove incontravi e ti soffermavi a fare due chiacchiere con chi conoscevi già o che incontravi lì per caso.
Dove entravi e salutavi; “a putiara” la conoscevi da sempre, lei ti “aveva visto nascere”; con lei o con lui, nel caso fosse “u putiaru”, si era istaurato un rapporto di fiducia tanto che compravi anche “a crirenza”, in quella modalità del “pagherò” con fiducia e il credito veniva annotato prontamente sul libriccino dalla copertina nera e dall’inconfondibile profilo rosso.
E quando uscivi dalla “putia” non mancava l’arrivederci e buona giornata.
E l’arrivederci arrivava presto perché la spesa, comoda e fresca, era giornaliera!



Palermo, la funicolare che arrivava a Monreale

Nei primi del 900' a Palermo esisteva la linea tranviaria che dal centro storico della città si poteva raggiungere attraverso la funicolare il vicino comune di Monreale.



PALERMO NON SI PUO' DIMENTICARE

Johann Wolfgang Von Goethe è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, saggista, pittore, teologo, filosofo, umanista, scienziato, critico d'arte e critico musicale tedesco.
Nel 1787 intraprese il suo primo viaggio in Italia che lo portò anche in Sicilia.
Goethe arrivò a Palermo il 2 aprile 1787 e, agli occhi del viaggiatore tedesco, la bellezza e il fascino della città si esaltavano emozionandolo come davanti ad un quadro di Lorrain:
"Non saprei descrivere con parole la luminosità vaporosa che fluttuava intorno alle coste quando arrivammo a Palermo in un pomeriggio stupendo. La purezza dei contorni, la soavità dell'insieme, il degradare dei toni, l'armonia del cielo, del mare, della terra… chi li ha visti una volta non li dimentica per tutta la vita".
Nostra prima cura fu quella di studiare bene la città, assai facile da osservarsi superficialmente ma difficile da conoscere; facile perché una strada lunga alcune miglia l'attraversa dalla porta inferiore a quella superiore, ossia dalla marina sino al monte, ed è a sua volta incrociata da un'altra pressappoco a metà, dimodoché ciò che si trova su queste due linee è comodamente visibile; la città interna, al contrario, disorienta lo straniero, che può dirigersi in tale labirinto solo con l'aiuto d'una guida. Com'essa ci abbia accolti, non ho parole bastanti a dirlo: con fresche verzure di gelsi, oleandri sempre verdi, spalliere di limoni, ecc. In un giardino pubblico c'erano grandi aiuole di ranuncoli e di anemoni. L'aria era mite, tiepida, profumata, il vento molle. Dietro un promontorio si vedeva sorgere la luna che si specchiava nel mare.
Quelle che Goethe scrisse furono pagine straordinarie, e ancora oggi sono la migliore pubblicità per la grande isola italiana; Goethe ne rimase talmente affascinato da fare un'affermazione che, ancora oggi, è fra le sue citazioni più note e apprezzate:
" l'Italia senza la Sicilia non lascia immagine alcuna nello spirito. Qui è la chiave di ogni cosa "



UN PONTE TRA TOKYO E PALERMO

Un amore vissuto tra il Giappone e l'Italia, O' Tama Kiyohara, diventata Eleonora dopo il battesimo e il matrimonio con Vincenzo Ragusa, lo scultore palermitano che l'artista giapponese conobbe a Tokyo nel 1877, ha trascorso cinquantun anni della sua vita a Palermo, diventando una delle protagoniste principali del movimento artistico siciliano dell' epoca.
O' Tama ebbe un ruolo importante durante l' Esposizione nazionale organizzata a Palermo nel 1891.
Uno dei dipinti esposti per l'occasione, fu "La notte dell'ascensione", conservata a Palermo presso la Galleria d'arte moderna: un dipinto particolarmente originale nel taglio prospettico che fece si che O' Tama potesse essere identificata tra gli innovatori siciliani della pittura di paesaggio.
Per la realizzazione di questo quadro probabilmente si fece influenzare dal fatto che quella zona era stata tra le prime ad essere dotata di illuminazione. Il quadro raffigura un notturno alla Marina, con il Monte Pellegrino sullo sfondo mentre dal mare, piccoli e intensi fasci di luce, provenienti dalle barche, illuminano l'altare.



LA LEGGENDARIA SPADA DI RE ARTU' EXCALIBUR IN SICILIA

Nel 1176, all'età di soli 11 anni, Giovanna d'Inghilterra venne chiesta in moglie dal 23enne Re di Sicilia Guglielmo II il Buono.
Il 10 febbraio 1177 Giovanna sposò Guglielmo II e venne incoronata regina di Sicilia nella Cattedrale di Palermo il 13 febbraio 1177.
Nel 1189 re Guglielmo II morì a 36 anni, senza discendenti né da Giovanna né da altre donne, e pertanto Ella fu confinata nell'harem che era stato di Guglielmo II nel castello della Zisa di Palermo.
In Sicilia giunse anche Riccardo Cuor di Leone (1190), re d’Inghilterra, il quale era diretto in Terrasanta per partecipare alla III Crociata.
Riccardo chiese al nuovo re di Sicilia, Tancredi, sia la liberazione della sorella sia la restituzione della dote.
Tancredi liberò la donna, ma si rifiutò di restituire la dote per intero.
Durante la sua permanenza a Messina, Riccardo e il suo esercito misero a dura prova la pazienza dei Messinesi, che più volte, ma invano, chiesero a Tancredi di intervenire.
Giunti al limite della sopportazione, soprattutto per l’intraprendenza dei soldati inglesi nei confronti delle donne messinesi, gli abitanti di Messina scatenarono una violenta rivolta (3 dicembre 1190) durante la quale perirono molti soldati inglesi.
Tancredi finalmente si decise ad intervenire ed incontrò Riccardo nel suo quartiere generale situato nella fortezza della Rocca Guelfonia.
In seguito agli accordi stipulati in quell’occasione, Tancredi non solo restituì la dote di Giovanna per intero, ma anche pagò una somma riparatoria di 20 mila onze d’oro e s’impegnò a far sposare la figlia ad Arturo, nipote di Riccardo.
La leggenda racconta che il questa occasione Riccardo Cuor di Leone, in segno di pace, donò a Tancredi Excalibur, la leggendaria spada di re Artù.



La Via della Seta in Sicilia

Per molti secoli la via della seta in Sicilia, da Palermo a Messina, lungo la costa settentrionale dell’isola fino a un tratto della riviera ionica, merito del clima e di corsi d’acqua rigogliosi.
Un’arte antica quella della filatura, tessitura e ricamo, di cui molto è andato perduto ma qualcosa si tramanda ancora grazie alla passione e l’intraprendenza di un gruppo di donne e uomini.
In Sicilia si filava e si tesseva già alla corte normannam il ricco manto di Ruggero in seta-raso fu creato nel “Tiraz”, l’opificio del Palazzo Reale.
In oro, perle e smalti, il disegno porta la data del 1133, il manto servì per secoli all’incoronazione dell’imperatore del Sacro Romano Impero e oggi è conservato a Vienna insieme al resto del corredo.
Si filava e si tesseva anche all’Albergo dei Poveri, in Corso Calatafimi, voluto da Carlo III di Borbone a metà del Settecento per ospitare i bisognosi della città.



Sicilia di un tempo: la smallatura manuale delle mandorle

Dopo la raccolta delle mandorle, si procedeva alle "scrucchiulatura"(asportazione del mallo secco) e alla "scacciatura": un gruppo di donne si portavano da casa una pietra d'appoggio (la balata) e la "giaca" (grosso pezzo di ghiaia liscio) per picchiare le mandorle con abilità e velocità notevoli, anche a due-tre alla volta (le donne avendo le dita fasciate come i giocatori di pallavolo a scanso di dolori); il guscio cadeva a terra, il frutto nel grembo della schiacciatrice.
Donne e bambini di casa partecipavano con varie mansioni a tutte queste fasi, che si svolgevano fra giaculatorie, canti tradizionali, prese in giro e scherzi innocenti; si partecipava anche ai pasti collettivi (che erano a carico del proprietario), a base di pentoloni di pasta, di minestroni, di melanzane "aquagliu" (cucinate con pomodori, aglio e aromi vari) sarde salate, pane e vino.
Il lavoro veniva pagato in denaro, ma anche con prodotti agricoli (prime ovviamente le mandorle stesse).
Fonte: Lumie di Sicilia di Enzo Motta



Palermo, 9 maggio 1943, il giorno dell’apocalisse.

La prima formazione di bombardieri arrivò su Palermo alle 12,35 ed era costituita da 222 bombardieri pesanti (le cosiddette “fortezze volanti”), da 90 bombardieri medi, scortati da 118 caccia. I bombardieri pesanti arrivano in sei ondate, quelli medi in dodici ondate, i caccia spazzano il cielo in lungo e in largo.
Molti degli ordigni utilizzati erano bombe al fosforo, in grado di provocare incendi, altre bombe erano sganciate a grappolo di tre o quattro, legate tra loro ed in grado, scoppiando contemporaneamente, di distruggere un edificio fino alle fondamenta.
La contraerea spara ininterrottamente dalle 12,45 alle 13,30, alle 13,15 la città è distrutta.
La sera dello stesso giorno la città tornò ad essere colpita da 23 aerei bimotori che sganciarono anche due bombe ad alto potenziale. Palermo annientata, poteva vantare solo il triste primato di essere stata la prima città italiana vittima di un bombardamento a tappeto.



Palermo, il pozzo misterioso

Palermo è una città con un sottosuolo pieno di canali, pozzi, grotte, camere dello scirocco, passaggi sotterranei, che ne accrescono il misterioso fascino.
All'interno del quartiere Matteotti di Palermo, in Piazza Edison, a pochi passi dalla centralissima Via Libertà, vi è un antichissimo pozzo misterioso, largo 12 metri e profondo 22, soprannominato il "Pozzo Sicano".
Fu scoperto per caso nel 1927, durante i lavori di taglio degli alberi e di sbancamento del quartiere ex Littorio di Palermo, oggi quartiere Matteotti; sulle pareti furono rinvenute scritte del secondo secolo avanti Cristo.
A svelarne le origini fu l’appassionato di archeologia e speleologia Alfredo Salerno, questi ipotizzò che fosse di fattura sicana, vista la presenza delle citate iscrizioni, originariamente intraducibili. Grazie al contributo di un professore dell’Università Orientale di Napoli, Berguinot, le iscrizioni vennero poi attribuite ai Cartaginesi.
Rimane comunque fra le curiosità e nel fascino misterioso della città di Palermo, anche Edgardo Natoli, figlio di Luigi, nel suo romanzo “Gli ultimi Beati Paoli”, ne parla come di un sito utilizzato dalla famosa setta.



Sicilia, la storia di Arthur, il paracadutista che non vide più il figlio.

Sicilia, la storia di Arthur, il paracadutista che non vide più il figlio.
Tratto da un video pubblicato sul quotidiano "La Repubblica", Leo Gullotta racconta la storia di Arthur, il paracadutista che non vide più il figlio.
Durante gli albori dell'Operation Husky morirono in totale 964 soldati dell'82a divisione aviotrasportata, 812 erano paracadutisti. Tra questi ci fu Arthur Fulbrook Gorham, comandante del primo battaglione del 505° reggimento di fanteria paracadutisti della 82a Airborne Division, la prima forza area alleata che volò nei cieli sopra Gela la notte tra il 9 e il 10 luglio del 1943.



Giovanni Falcone

Giovanni Falcone è stato un magistrato, un uomo dello Stato che ha dedicato la vita alla lotta alla mafia.
Investigatore rigoroso e dall’intuito straordinario, in un’epoca in cui si negava l’esistenza di Cosa nostra ne comprese la pericolosità militare e la capacità di penetrazione in tutti i settori della società.
Pioniere di un metodo d’indagine che vedeva nel lavoro in pool, nell’ormai celebre “segui il denaro” e nella cooperazione giudiziaria internazionale i suoi cardini, ha istruito, insieme al collega Paolo Borsellino, il primo maxiprocesso alle cosche, scardinando il mito di una mafia invincibile.
Cosa nostra lo ha assassinato a Capaci, il 23 maggio del 1992, insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
Resta viva la sua eredità morale e professionale.



Palermo, l'Esposizione Nazionale Italiana del 1891

L'Esposizione Nazionale Italiana del 1891 fu la quarta edizione dell'esposizione nazionale svoltasi a Palermo, la prima del Mezzogiorno.
Fu articolata in dodici divisioni, su un'area di 130.000 m², di cui 70.000 coperti, ebbe 7.000 espositori, e furono emessi 1.205.000 biglietti.
Furono previsti anche una galleria delle belle arti, una mostra etnografica siciliana e una mostra eritrea.
La galleria delle Belle Arti comprendeva tre sezioni: Pittura, Scultura e Architettura.
La mostra etnografica siciliana fu curata da Giuseppe Pitrè e comprendeva nove sezioni: Costumi; Oggetti di uso domestico; Pastorizia, Agricoltura e Caccia; Veicoli; Alimenti; Spettacoli e Feste; Amuleti, Ex-voto e Oggetti di devozione; Giocattoli e Balocchi fanciulleschi; Libri e libretti.



L'amore per i libri

Angela Daneu Lattanzi, durante la seconda guerra mondiale, rivestiva l'incarico di responsabile dell'allora Biblioteca Nazionale di Palermo (oggi Biblioteca Centrale della Sicilia), salvò migliaia di libri dalle bombe del '43. Palermo infatti viene devastata dai bombardamenti e la biblioteca, colpita duramente, è costretta a chiudere.
La Lattanzi, coinvolta in prima persona nei piani di protezione del materiale raro e di pregio, si prodiga per nasconderlo in ricoveri fuori città: a Polizzi Generosa, al convento di San Martino delle Scale e presso il convento dei Cappuccini di Monreale.
Terminato il conflitto mondiale, la Lattanzi si impegnò concretamente per la ricostruzione della Biblioteca sventrata dai bombardamenti americani.
Lo scorso 22 giugno 2023, ad Angela Daneu Lattanzi, con l'intitolazione dell’aula magna del complesso monumentale gesuitico, si riconosce il dovuto tributo, non solo per il senso del dovere pubblico mostrato nella salvaguardia dei beni librari e documentali, ma anche per il coraggio messo in campo nell'esercizio delle sue funzioni.



Palermo, la Chiesa di S. Maria delle Grazie

Dentro il Palazzo dei Normanni, fiore all’occhiello di Palermo, si trova la semi sconosciuta Chiesa di Santa Maria delle Grazie, spesso impropriamente scambiata per la cripta della Cappella Palatina, che si trova esattamente sopra di essa.
Infatti, questa chiesa inferiore intima ed essenziale, non è mai stata concepita come parte della famosa cappella ricca di mosaici, anzi risale ad un periodo precedente ed è probabilmente l’edificio religioso più antico dell’area palatina.



Il Duomo di Monreale (PA)

Il complesso monumentale, costituito dalla Basilica, dal Convento con il Chiostro e dal Palazzo reale, venne fatto costruire nel XII sec. dal giovane re normanno Guglielmo II detto “Il Buono”.
C’è naturalmente un’antica leggenda che racconta come il Duomo sia nato: fu la Vergine Maria ad apparire in sogno a Guglielmo che dopo la caccia si riposava sotto un albero, e a spronarlo ad erigere un tempio in suo onore, dopo avergli svelato il luogo dove era il tesoro nascosto dal padre.
In verità le ragioni della costruzione del Duomo di Monreale e del complesso sono ben diverse e collegate alla storia stessa della Sicilia e ai rapporti fra Stato e Chiesa.
Guglielmo II con il suo Duomo di Monreale, rappresentazione eccezionale della sontuosa cultura normanna in Sicilia, inserito in un grande e preciso progetto architettonico che gli affiancò da una parte il palazzo reale, dall’altra il monastero, segno di incontro tra i due poteri, lo Stato e la Chiesa.
Incontro reso esplicito dalla presenza dei due troni, quello regale e quello arcivescovile, inseriti nella zona più importante del tempio, intorno all’altare, tra il transetto e la solea, e collegati sia con il palazzo del re sia con il convento.
Dal 3 Luglio 2015, il Duomo di Monreale fa parte del "PATRIMONIO DELL'UMANITA' - UNESCO".



Palermo, la bambina col pallone, di Letizia Battaglia

In ricordo della fotoreporter Letizia Battaglia c'è una sua foto, scattata in un vicolo del quartiere Cala di Palermo, "La Bambina col pallone".
Quello scatto del 1980, divenuto celebre perché scolpisce il volto pulito di una bambina, diventa il simbolo della speranza e del futuro delle palermitane. Foto legata ad una bella storia di vita, perchè Letizia non aveva mai dimenticato quella bambina e, attraverso la trasmissione "Chi l'ha Visto", 40 anni dopo si ritrovarono.



Palermo, Capitale Culturale

L’insieme degli edifici costituenti l’itinerario arabo normanno di Palermo rappresentano un eccezionale valore universale come esempio di convivenza e interazione tra diverse componenti culturali di provenienza storica e geografica eterogenea (sincretismo culturale). Tale fenomeno ha generato uno stile architettonico originale in cui sono mirabilmente fusi elementi bizantini, islamici e romanici, capace di volta in volta di prodursi in combinazioni uniche, di eccelso valore artistico e straordinariamente unitarie.



La Palermo dei misteri: I Beati Paoli

Si narra che la prima apparizione storica che abbiamo dei Beati Paoli risale intorno alla fine del XVIII secolo, quando il marchese di Villabianca trascrive e pubblica i suoi “Opuscoli Palermitani” sostenendo fermamente l’esistenza di una confraternita denominata Beati Paoli che ha agito nell’oscurità intorno al 1180 circa.
Il nome della setta deriva dalla devozione a San Francesco da Paola, mentre la causa del termine “beati” è da ricercare nella pratica comune dei membri di girovagare per le Chiese di Palermo vestiti da monaci.
Durante la notte, invece questi uomini avevano il volto coperto da un cappuccio nero, in occorrenza, però, i Beati Paoli venivano anche chiamati i “vendicosi”, infatti, si pensa che la setta fosse formata per lo più da cittadini appartenenti a un ceto basso che facevano giustizia contro i soprusi dei nobili, nonché proprietari di feudi.
Come tutte le sette, i Beati Paoli avevano un rifugio. Tale luogo di ritrovo fungeva da vero e proprio tribunale, in cui la confraternita si riuniva per decidere sulla vita o sulla morte dei nobili rivali. Il tribunale era un insieme di vie e grotte sotterranee, appartenenti ad un’antica necropoli punica, che si pensa si estendessero sotto il mercato del Capo di Palermo.



Palermo, mestieri d'altri tempi "A Currera"

Nel "Nuovo Vacabolario Siciliano-Italiano", scritto da Antonio Traina nel 1868 e pubblicato a Palermo dall'editore Giuseppe Pedone Lauriel, il termine della "Currera" viene indicato in colei che porta gli ordini, i dispacci del continente alle isole e viceversa.



Palermo, La Bambina della Kalsa, di Letizia Battaglia

Letizia Battaglia non si definiva fotoreporter, né tantomeno fotografa di mafia, a dire il vero, lei non si definiva nemmeno fotografa, ma, semplicemente, una persona che scatta fotografie.
La sua umanità traspare in ogni fotogramma, scattava avvicinandosi il più possibile al soggetto e stabiliva un legame empatico con i protagonisti dei suoi scatti, che sono soprattutto donne e bambini di una Palermo degli anni di piombo.
"La Bambina della Kalsa"
Ph Letizia Battaglia



Giuni Russo

Salita alla grande ribalta grazie all'incontro con Franco Battiato, che produsse il suo album del 1981 'Energie', la cantante palermitana Giuni Russo è stata una delle voci più belle e significative del panorama italiano degli anni 80 e 90.



Palermo, Chiesa di Santa Maria in Valverde

Splendido esempio d’arte barocca, edificata nel 1633 su progetto di Mariano Smiriglio. Alla chiesa era annesso un convento, fondato intorno al XII secolo, più volte rimaneggiato fino al 1905, anno in cui fu demolito per la costruzione di una scuola.



I Pupari siciliani

I primi pupari siciliani costruivano da sè i paladini, guerrieri cristiani e saraceni, angeli, cavalli, draghi e figure mitologiche, riproducendo lo stile delle armature, creando i modelli e realizzando elmi, spade, corazze che poi rivestivano, pupi a volte dall'aspetto fiero, spavaldo o burlesco.
Nell'Opera dei Pupi si trasmettono ancora oggi stili e comportamenti del popolo siciliano come la cavalleria, il senso dell'onore, la difesa del debole e del giusto, la priorità della fede.
Le gesta dei paladini e il ciclo carolingio sono tra le tematiche trattate negli antichi canovacci usati dai pupari.
Carlo Magno, Gano, Orlando, Rinaldo, Angelica, hanno popolato le sponde dei carretti siciliani, i cartelloni propaganda degli spettacoli serali dei teatrini, le lambrette e i carrettini di uso vario e la fantasia di noi siculi, attraverso i cunti e le farse raccontate, la sera, attorno alla tavola di ogni casa.



Palermo, i Mosaici Bizantini della Chiesa di S. Maria dell'Ammiraglio

La Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio fu edificata nel 1143 da Giorgio di Antiochia, ammiraglio di re Ruggero II, nel XV secolo fu concessa al vicino convento delle suore benedettine, fondato nel 1194 da Goffredo ed Eloisa Martorana; da allora la chiesa venne detta, anche “Martorana”.
Di notevole interesse sono i mosaici bizantini che ricoprono parte dell’interno e gli affreschi settecenteschi del sottocoro, realizzati da Olivio Sozzi e Guglielmo Borremans. Il profondo presbiterio quadrangolare del 1685 è decorato da marmi mischi; sull’altare è un prezioso tabernacolo in lapislazzuli della fine del XVII secolo, e l’”Ascensione” opera d’impronta raffaellita, dipinta da Vincenzo da Pavia nel 1533. La chiesa fa parte dell'Eparchia di Piana degli Albanesi, diocesi cattolica di rito greco-bizantino della Chiesa Bizantina in Sicilia.



Palermo, il Palazzo della Cuba

Il Castello o Palazzo della Cuba, dall'arabo Qubba (cupola), fu costruito nel 1180 da Guglielmo II come luogo per il riposo del sovrano nelle ore più calde, divenendo uno dei Sollazzi Regi dei re normanni di Sicilia.



Palermo, il Museo delle Maioliche Stanze al Genio

Il Museo delle Maioliche Stanze al Genio si trova a Palermo nel piano nobile di Palazzo Torre Pirajno, ed ha al suo interno oltre 5000 esemplari di mattonelle antiche dal XV al XIX secolo di produzione italiana.
E' una casa museo che comprende una tra le collezioni italiane piu grandi che si puo vedere in Europa.
Ci sono anche collezioni minori di cancelleria d'epoca, vecchie scatole di latta, oggetti vintage.



Alla Corte del Re

Ibn Giubayr, viaggiatore e scrittore andaluso che nel 1183-1184, visitò Palermo durante il regno di Guglielmo II“
Stavamo per entrare nella città di Palermo quando fummo fermati e condotti alla porta vicino ai palazzi del re.
Attraverso spazi aperti, porte e corti reali, ammirammo palazzi con le torri squadrate, giardini e anticamere occupate da personale di servizio che abbagliarono i nostri occhi e confusero i nostri pensieri.
Tra le cose che vedemmo c’era una sala (maglis) in una spaziosa corte circondata da un giardino e i lati occupati da colonnati. La sala occupava l’intera lunghezza della corte e noi ci meravigliammo della sua estensione e dell’altezza delle sue logge.
Poi ci fu detto che qui il re pranzava con la sua corte.
Questi colonnati e le anticamere sono dove i suoi giudici, gli addetti al suo servizio e gli amministratori siedono in sua presenza…



Palermo, Chiesa dell'Immacolata Concezione al Capo

Un tempo la chiesa era annessa al vastissimo monastero benedettino, fondato nel 1576, il convento si estese nei secoli successivi fino a raggiungere il limite settentrionale delle mura cittadine. Trasformato in ospedale dopo la confisca dei beni ecclesiastici nel 1866, è stato demolito, insieme ad una vasta zona limitrofa, nel 1932 per la costruzione del palazzo di Giustizia.
La chiesa fu costruita nel 1612 su progetto di Orazio Nobili, ha facciata esterna a due ordini, severamente impostata secondo i canoni del primo barocco romano. L’interno è ad un’ unica navata, riccamente decorata da marmi mischi e stucchi dorati, il soffitto a botte è decorato da stucchi dorati e dall’affresco di Olivio Sozzi con il Trionfo degli Ordini religiosi.
Nel suo insieme è talmente sfarzosa da lasciare “a bocca aperta” tutti i visitatori.



Palermo, le Mura delle Cattive

Comprese tra Porta Felice e Piazza Kalsa, dette anche “Passeggiata delle Cattive”, non sono altro che una terrazza panoramica edificata lungo le mura difensive della città diventate presto luogo di incontro.
Qui le vedove della città, volendosi tenere distanti da occhi indiscreti, solevano camminare lungo una terrazza a loro riservata.
L’etimologia latina del termine chiarisce ogni dubbio: “cattive”, deriva dal latino captive, che vuol dire vedove, ovvero prigioniere del dolore del lutto.



Palermo, la Chiesa di S. Ignazio Martire all'Olivella

La prima pietra della Chiesa di S. Ignazio Martire all’Olivella a Palermo, fu posta il 7 novembre 1598, alla presenza del Principe di Castelvetrano Carlo d’Aragona, Grande Ammiraglio di Sicilia, sul luogo dove, secondo la tradizione, sorgeva il palazzo e la villa della nobile famiglia di Sinibaldi, da cui ebbe i natali S. Rosalia, Patrona di Palermo.
Da questo fatto si fa risalire il nome di “Olivella“, ossia da “olim villa”.



Il sogno di Guglielmo - Videomapping al Duomo di Monreale in provincia di Palermo



La Regina Elisabetta II d’Inghilterra a Palermo

La Regina Elisabetta II d’Inghilterra venne a Palermo in visita ufficiale per ben due volte.
La sua prima visita, nel 1980, ebbe scopo per lo più turistico, la seconda, nel 1992, fu decisamente più seria e istituzionale, avvenuta il 28 maggio, cinque giorni dopo la strage di Capaci.
Questo avvenimento non fece cambiare i piani della famiglia reale che aveva già programmato il viaggio, anzi volle dimostrare la propria vicinanza al popolo siciliano fermandosi a pregare sul luogo della strage.



La leggenda del fantasma della Suora del Teatro Massimo di Palermo

Tra le tante leggende palermitane, non mancano le storie legate a fatti misteriosi, intriganti e suggestivi, come quella del 𝗳𝗮𝗻𝘁𝗮𝘀𝗺𝗮 della Suora del Teatro Massimo di Palermo.
Pima della costruzione del Teatro furono demolite alcune strutture preesistenti tra cui la Chiesa di San Francesco delle Stimate, compreso il monastero ed il cimitero annessi, consistenti nella Chiesa di San Giuliano e la Chiesa di Sant’Agata che all’interno dei monasteri custodivano anche le tombe di suore, preti e di altri defunti.
Secondo la leggenda palermitana, durante il corso dei lavori di demolizione, pare sia stata profanata la tomba di una suora e da allora la credenza popolare vuole che il suo 𝗳𝗮𝗻𝘁𝗮𝘀𝗺𝗮 infesti il Teatro.



Palermo, Palazzo dei Normanni e Cappella Palatina

In questo 2° video, attraverso una visita virtuale in 3D, entriamo dentro il Palazzo Reale (o dei Normanni) e nella meravigliosa Cappella Palatina di #Palermo.



Palermo, il Palazzo Reale

l Palazzo Reale o dei Normanni si trova a #Palermo, ed è la più antica residenza Reale d’Europa.
Ancora visibili, nei sotterranei visitabili, i resti dei primi insediamenti punici, ma la prima parte costruita risale alla dominazione araba nel IX secolo.
Si deve a Ruggero II la costruzione di una magnifica cappella interna al palazzo, la “Cappella Palatina”, dedicata ai Santi Pietro e Paolo e consacrata nel 1140.
Oggi il Palazzo è la sede dell’Assemblea Regionale Siciliana.



Palermo, le carceri di Palazzo Steri Chiaramonte e il tribunale dell'inquisizione

Il Carcere di Palazzo Steri, utilizzato dall’inizio del ‘600 alla fine del ‘700 dall’inquisizione spagnola per imprigionare tutti i cittadini scomodi per la vita sociale, politica e soprattutto religiosa dell’antica città di Palermo.
I graffiti riscoperti, ci comunicano pensieri e stati d’animo struggenti, che arrivano a noi in modo diretto, opere realizzate nel buio per rimanere nel buio, che ci raccontano il dramma della prigionia più infame, perché spesso ingiusta.



L'Arte rinnova i popoli e ne rivela la vita

"L'Arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l'avvenire"
Con questa epigrafe anonima, viene introdotto l’intrinseco fine ideale dell’arte, un fine propedeutico all’uomo di oggi e domani, un fine preparatorio alla civiltà.
l'Arte (quella con la A maiuscola) ha il dovere di stimolare i popoli ad ambire a migliorarsi.
Una continua ricerca di superare se stessi per preparare un domani più giusto e armonioso.



Palermo, Porta Nuova

Porta Nuova fu eretta nel 1583, al posto di una porta preesistente (la cosiddetta “Porta del Sole”).
Porta Nuova fu deliberata dal Senato cittadino, per celebrare il rientro dell’imperatore Carlo V, dopo la vittoria di Tunisi contro i Mori (1535).
L’opera, che ricorda gli antichi archi trionfali di Roma, si presenta come una massiccia costruzione tardo-manierista, con un gran fornice sovrastato da una leggera loggia rinascimentale.
La costruzione termina con una copertura a cuspide ricoperta di maiolica.
Sul tetto a spioventi spicca l’aquila imperiale.



Palermo Street Art Molo Sant'Erasmo

Molo Sant'Erasmo, sulla facciata dell’ex pastificio Virga, Igor Scalisi Palminteri ha dipinto SANTO ERASMO, il protettore dei marinai che guarda il mare in segno di fiducia in un futuro di cambiamento.



Palermo Street Art quartiere Capo

A Palermo, nel quartiere Capo, troviamo il murales del LEONE DEL TEATRO MASSIMO, realizzato dal sudafricano Ricky Lee Gordon, per il National Geographic, uno dei migliori street artist del mondo.
Lee Gordon ha voluto rendere omaggio alla città, riproducendo il gruppo bronzeo di Benedetto Civiletti.



Palermo Street Art quartiere Albergheria

A Palermo, tra vicolo Mongitore e via Dei Benedettini, spicca l'enorme edicola votiva dedicata alla Santa Patrona della città di Palermo, Santa Rosalia, dai tratti che ricordano lo stile dell’Art Noveau.
Si intitola VIVA SANTA ROSALIA la grande opera di Igor Scalisi Palminteri.



Palermo Street Art quartiere Kalsa

A Palermo, in via dello Spasimo, l'illustratrice romana Camilla Falsini ha realizzato il #murales di "FEDERICO II BAMBINO".
Un omaggio a una figura storica come simbolo di accoglienza, inclusione, curiosità. Federico II è un bambino col suo Drago a dondolo (Drago era il nome del suo cavallo) che, lungo le vie arabe della Kalsa, accoglie religioni, culture e arti.



Palermo Street Art quartiere Ballarò

A Palermo, in un campetto nel cuore del mercato storico di Ballarò, c'è il murale di SAN BENEDETTO IL MORO, il frate copatrono di Santa Rosalia.
L'opera di Igor Scalisi Palminteri “svetta” su uno spiazzo oggi riqualificato, simbolo di integrazione razziale dove, bambini di varie etnie del quartiere, giocano a calcio sotto lo sguardo del Santo.



Palermo, Borgo Vecchio Factory

BORGO VECCHIO FACTORY è un progetto di promozione sociale proposto dalle organizzazioni no profit “PUSH” e “Per Esempio Onlus”, in collaborazione con lo street artist #EmaJons, che ha previsto la realizzazione di un ciclo semestrale di laboratori di pittura creativa per 20 bambini del quartiere Borgo Vecchio di #Palermo.
I bambini oltre a svolgere le attività artistiche pomeridiane nella sede dell’associazione hanno collaborato con l’artista alla realizzazione di graffiti nel quartiere sulla base dei loro stessi disegni.



Palermo Street Art quartiere Sperone

Continua la voglia di far rinascere i quartieri spesso trascurati dalle istituzioni.
Una bellissima iniziativa per la riqualificazione del rione Sperone a Palermo, nasce il sesto murale del quartiere.
"Sperone167" è un'alleanza creativa che unisce artisti, istituti scolastici e abitanti del quartiere che, per la realizzazione dei progetti, non usufruisce di patrocini o fondi pubblici, ma di libere donazioni e iniziative di crowdfunding.



La Suora Fantasma al Capo

Nel 2013, a Palermo, si diffuse la notizia di un'apparizione di una suora fantasma sul campanile della chiesa di Santa Maria della Mercede al Capo (l'antico mercato). La figura, che sembrava una suora in preghiera, era stata avvistata da numerosi passanti e attirava sempre più curiosi.
Le autorità religiose della chiesa hanno cercato di indagare sull'accaduto, ma non sono riuscite a trovare una spiegazione razionale.
Allora l'uso dei droni non era ancora così diffuso come oggi, pertanto il parroco della chiesa, insieme a un giovane coraggioso, salirono fin su il campanile, ma non videro nulla.



La Cappella Palatina di Palermo

Tutto l'oro delle pareti, nei mosaici realizzati nel corso dei secoli, a partire dal regno di Ruggero II, ricopre la parte superiore delle navate, tutto il presbiterio e tutto ciò che si trova dietro l'altare maggiore.
La Cappella Palatina è unica al mondo, perché ci racconta l'ideologia palermitana a partire in particolare dal 1130, anno in cui salì al trono Ruggero II di Sicilia.



Palermo, Joe Petrosino e la mano nera

Joe Petrosino, nato a Padula il 30 agosto 1860, è una figura storica di grande rilievo nella lotta contro il crimine organizzato. Emigrato con la sua famiglia a New York nel 1873, Petrosino iniziò la sua carriera come spazzino prima di diventare poliziotto nel 1883. La sua determinazione e intelligenza lo portarono a diventare un pioniere nelle tecniche di lotta al crimine, alcune delle quali sono ancora praticate oggi.



Palermo, la Vecchia dell'aceto, una storia di superstizione, povertà e omicidio.

Giovanna Bonanno, nata a Palermo nel 1713, fu una donna che ha segnato la storia della città, conosciuta come la "vecchia dell'aceto", fu una serial killer che, secondo le cronache dell'epoca, uccise almeno sei mariti di donne che le commissionarono gli omicidi. La Bonanno era una donna povera e mendicante, che viveva nel quartiere della Zisa di Palermo, si diceva che fosse una fattucchiera in grado di preparare pozioni magiche che potessero far innamorare, ammaliare o persino uccidere.



Palermo Villino Florio

Splendido esempio di architettura Liberty. Fu realizzato dall'architetto Ernesto Basile, il quale decise di dedicarne la costruzione alla moglie Ida, tra il 1899 e il 1902, per volere della potente famiglia Florio.



La leggenda del fantasma della suora del Teatro Massimo di Palermo

Tra le tante leggende palermitane, non mancano le storie legate a fatti misteriosi, intriganti e suggestivi, come quella del 𝗳𝗮𝗻𝘁𝗮𝘀𝗺𝗮 della Suora del Teatro Massimo di Palermo.



La Festa dei Morti a Palermo

La Commemorazione dei defunti, il 2 novembre, rappresenta per il popolo Siciliano e, in particolare, per quello Palermitano una ricorrenza molto importante, tanto che, tale giornata, viene definita "festa". Infatti, è tradizione palermitana "festeggiare" i defunti: una festa di colori, sapori, gioia per i piccoli ed un modo lieto per ricordare i propri cari. E' tradizione preparare "U Cannistru", un cesto ricolmo di primizie di stagione, frutta secca, altri dolciumi come la frutta martorana e i Pupi ri zuccaro, statuette di zucchero dipinte, ritraenti figure tradizionali come i Paladini.



Palermo, Chiesa di S. Maria dell'Ammiraglio detta la Martorana

Nel cuore pulsante di Palermo, e più precisamente a Piazza Bellini, circondata da antichi teatri, palazzi e altri luoghi di culto, si trova le splendida chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, meglio conosciuta come Chiesa della Martorana. Si tratta di uno dei capolavori dichiarati patrimonio UNESCO nel 2015 e fa parte del circuito La Palermo arabo-normanna.



Palermo, la Cappella Palatina, le impressioni descritte nell'Opera del 1903 "Trinacria" del nobile francese Antoine Dry

Antoine Dry, pseudomino di William Aimable Emile Adrien Fleury (Francia 1857 -1925), nobile francese, tenente colonello del corpo dei Dragoni, viaggiatore instancabile ha lasciato diverse opere, perlopiù militari e qualche resoconto dei suoi tanti viaggi. Nel 1901 visitò la Sicilia, riportando nella sua opera "Trinacria promenades et impressions siciliennes", pubblicata nel 1903, le sue impressioni sull'isola. Visitando la Cappella Palatina di Palermo scrisse: «L'entrata è al primo piano di una galleria aperta. Niente la indica. Varcai la porta, credendo di entrare in un corridoio qualunque: era la cappella famosa.» «Macchinalmente, subito mi tolsi il berretto. Ma mi pare che mi sarei scoperto, istintivamente, fin dalla soglia, davanti a una delle più prodigiose manifestazioni di bellezza che siano al mondo.



Palermo, Cuba Soprana e Piccola Cuba

Nota almeno a partire degli inizi del Cinquecento come Cuba Soprana o Torre Alfaina, la struttura dovrebbe risalire alla seconda metà del XII secolo, verosimilmente agli stessi anni della Cuba (1180). Nel 1758 fu acquistata dal giurista Don Carlo Napoli, che fece apportare considerevoli modifiche alla struttura originaria, tanto da far scomparire la Cuba Soprana per dare vita a una tipica villa settecentesca con scala a duplice rampa contrapposta.



Palermo, l'antica passeggiata a mare

La città di Palermo fino al XVI secolo non possedeva una propria passeggiata a mare, soprattutto per le frequenti mareggiate o per il pericolo di attacchi (soprattutto pirateschi) che non permettevano di considerare la linea di costa come una zona sicura. Una volta ridotti gli attacchi saraceni, la città riconsiderò il suo sbocco a mare come una fascia sicura da utilizzare anche per lo svago. L'antica Passeggiata alla Marina, sistemata nel 1582 dal viceré Marcantonio Colonna, fu frequentatissima dalla nobiltà e dalla borghesia palermitane, e in quello stesso anno iniziarono i lavori per la costruzione di Porta Felice e la strada del foro fu chiamata Strada Colonna.



W Palermo e S. Rosalia

Il 7 maggio del 1624 arriva a Palermo, proveniente da Tunisi, il vascello della redenzione dei cattivi (riscatto dei cristiani prigionieri degli infedeli). Il Vicerè Emanuele Filiberto, contro il parere del Senato che sospettava che a bordo covasse la peste, ne permette l’attracco, “carico come era di mercanzie e ricchi doni a lui inviati dal Re di Tunisi”, la peste si diffonde in città.



Palermo, la Chiesa di San Francesco d'Assisi

La chiesa fu edificata due volte in trent’anni in seguito alla distruzione della prima, ordinata da Federico II per vendicarsi della scomunica subita dal Papa, l'attuale edificio fu costruito tra il 1255 ed il 1277.



Palermo, il Monastero di S. Caterina d'Alessandria.

Il monastero sorse dopo il 1311 per volontà testamentaria di B. Mastrangelo, nel 1532, a causa dell'accrescersi del numero delle religiose, provenienti da nobili famiglie, venne acquistata dal monastero la chiesa di San Matteo per ingrandire l'edificio.



Palermo, Chiesa dell'Immacolata Concezione al Capo

Entrando dalla Porta Carini di Palermo ci si immerge nell’euforia del “Capo” uno dei mercati rionali più antichi della città. Un tempo la chiesa era annessa al vastissimo monastero benedettino, fondato nel 1576, il convento si estese nei secoli successivi fino a raggiungere il limite settentrionale delle mura cittadine. Trasformato in ospedale dopo la confisca dei beni ecclesiastici nel 1866, è stato demolito, insieme ad una vasta zona limitrofa, nel 1932 per la costruzione del palazzo di Giustizia.



La Tabula Rogeriana il mappamondo del 1154 di Edrisi per re Ruggero II di Sicilia “La delizia di chi desidera attraversare la terra”

Si tratta di un mappamondo in 70 fogli realizzato dal geografo e viaggiatore arabo Muhammad al-Idrisi. La straordinaria carta geografica è un allegato del cosiddetto Libro di re Ruggero, un’opera commissionata ad Al-Idrisi da Ruggero II di Sicilia e su cui il geografo lavorò per quindici anni, interrogando viaggiatori esperti sulle loro conoscenze del mondo.



Palermo, Chiesa di S. Giovanni degli Eremiti.

La chiesa di San Giovanni degli Eremiti sorge appena sotto le mura del Palazzo Reale, possiede una pianta a croce "commissa" e una volumetria compatta e regolare, cui fanno da contrappunto, a diverse altezze, le cinque caratteristiche cupole rosse, che creano un articolato gioco di volumi d’impronta decisamente islamica. All’esterno l’edificio si presenta una regolare stereometria dell’apparato murario, formato da conci squadrati di calcare che contrastano con la vivace coloritura delle cupole, innalzate su tamburi cilindrici con trombe angolari e ghiere archiacute a triplice rincasso. All’interno la navata si compone da due ampie campate quadrate, separate da un possente arco ogivale; il transetto è triabsidato con abside centrale sporgente all’esterno.



La Cattedrale di Monreale (PA).

Il complesso monumentale di Monreale, composto dalla chiesa, dal convento benedettino e dal palazzo reale, fu edificato per volere di re Guglielmo II (1166-1189) tra il 1172 e il 1183. La facciata della Cattedrale è inserita tra due massicce torri, tra le quali si estende il portico centrale edificato nel 1770 in sostituzione di uno precedente di età medievale. Al centro si trova il portale marmoreo di accesso cuspidato, con quattro ghiere ogivali a rincasso, arricchite da uno splendido partito decorativo con motivi figurati e astratti a rilievo, misti a tarsie in opus sectile geometrico con poligoni stellati.



L'Eccidio, in ricordo del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell'agente di scorta Domenico Russo

Dall’inizio dell’anno e fino ad agosto del 1982, quella maledetta estate, sulle strade di Palermo e provincia si contarono numerosi morti ammazzati, che arrivarono a 100, a seguito di una vera e propria mattanza, scaturita da una guerra tra cosche mafiose. Nei cento giorni intercorsi dalla data della nomina di Prefetto al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa fino a quella della sua morte, cento furono i morti ammazzati. Palermo era prigioniera del piombo, il 30 aprile dello stesso anno era stato assassinato, sempre per mano mafiosa, l'Onorevole Pio La Torre insieme al suo autista.



Il Duomo di Monreale: Un Capolavoro dell'Arte Normanna.

A pochi chilometri da Palermo, in questo complesso religioso avvolto nella leggenda, si trova un Duomo che rappresenta una delle più grandi meraviglie dell'arte normanna in occidente. Secondo la leggenda, un giovane re normanno di nome Guglielmo II fu ispirato dalla Madonna in un sogno e decise di costruire il duomo nel luogo in cui ebbe questa rivelazione, oltre alla leggenda, la scelta di Monreale come luogo per il duomo era anche strategica, poiché il sito era protetto e offriva una residenza ideale per il re e la sua corte.



La Baronessa di Carini

Quella della della baronessa di Carini è una storia di passione, tradimento, onore, vendetta e patriarcato, che ha affascinato e commosso per secoli la Sicilia. Una storia di femminicidio avvenuta nel 1563, che ha avuto un'influenza profonda sulla cultura siciliana, è stata raccontata in numerose opere letterarie, teatrali e cinematografiche, e continua ad affascinare e commuovere il pubblico, una storia toccante che arriverà oltre oceano. La protagonista della storia è Laura Lanza di Trabia, una giovane e bella nobildonna siciliana che, all'età di quattordici anni, viene data in sposa a Vincenzo La Grua Talamanca, barone di Carini, il matrimonio è combinato dai genitori di Laura, che sono interessati a rafforzare i propri legami di potere. Laura non è felice del suo matrimonio, Vincenzo è un uomo violento e possessivo, e non le permette di avere alcuna libertà, Laura troverà conforto nell'amicizia di Ludovico Vernagallo, un giovane cugino del marito. I due si innamorano e iniziarono una relazione segreta, è un amore a prima vista, passionale e travolgente, ma in contrasto con la loro condizione sociale. Laura e Ludovico si incontrano in segreto, la loro relazione è alimentata dal desiderio di libertà e di amore, essi sono consapevoli dei pericoli che corrono, ma sono disposti a tutto per stare insieme.



Antichi mestieri siciliani ormai scomparsi: Il Banditore

Il Bando era un annuncio di interesse pubblico che veniva letto per le vie della città ad alta voce dal “ Banditore “, che era preceduto da squilli di tromba o da rulli di tamburo. Da qui prese il nome
il termine siciliano “ abbanniari “ che va inteso come comunicazione ad alta voce per quanto concerne la vendita di un prodotto.
I Bandi erano Reali, Vicereali, del Senato, della Commissione di Salute Pubblica, etc.
Il cittadino, molto spesso non capiva il nesso delle nuove leggi, quindi non ne teneva conto.
Il Banditore iniziava ad elencare il nome dell’Autorità che lo promulgava, accompagnato dai molteplici titoli nobiliari e dopo una lunga dettagliata esposizione dei fatti ai quali si intendeva porre rimedio, “ ordinava, provvedeva e comandava “ il preciso rispetto delle norme e disposizioni elencando un lungo e dettagliato elenco delle pene che sarebbero state inflitte ai trasgressori.



A San Martinu ogni mustu diventa vinu

La festa di San Martino si celebra ogni 11 Novembre ed è una ricorrenza che in Sicilia è fortemente legata alla cultura contadina e a usanze eno-gastronomiche tramandate di generazione in generazione.
I detti “A San Martino ogni mustu diventa vinu” e “A San Martinu si vivi lu vinu” sono legati alla tradizione secondo la quale proprio intorno a questa festività il mosto si è finalmente trasformato in vino.
Si passa alla cosiddetta “svinatura”, si aprono le botti e a tavola viene servito il vino novello.
A Palermo il San Martino dei poveri veniva festeggiato con il rito del biscotto di San Martino, inzuppato nel moscato: “Li viscotta di San Martinu” vengono descritti nel XIX secolo dal demologo siciliano Giuseppe Pitrè come dei biscotti dolci “che hanno la forma di un piccolo pane, la cui parte appariscente è alla roccocò” (Pitrè, G., 1881, p.411).



Palermo, la Chimica Arenella

La Chimica Goldenberg, meglio nota come Chimica Arenella dal nome dell'omonima borgata, fu costruita a Palermo nel 1909 ed era adibita alla produzione ed al commercio di acido solforico, citrico, tartarico e citrato.
Erano i tempi in cui la Palermo dei Florio sognava in grande, gli investitori europei guardavano con interesse il tessuto produttivo palermitano, e la sua posizione invidiabile nel cuore del Mediterraneo.
Era la più grande fabbrica d'Europa, con un’area di quasi 74 chilometri quadrati.
Il complesso, chiuso nel 1987, era costituito da 14 edifici, oggi in totale stato di abbandono e di degrado, spesso utilizzati come una discarica a cielo aperto.
In questa foto del 1937, la produzione dell'acido citrico.



Ti rissi NO

L’artista palermitano Igor Scalisi Palminteri ha recentemente completato un significativo murale a Cefalù (PA), dipingendo una parete degli alloggi comunali di via Pietragrossa.
L’opera, intitolata “Ti Rissi No" si pone come un potente messaggio contro il femminicidio e la violenza di genere, affrontando con forza e sensibilità una questione di rilevanza sociale sempre più pressante.
L’artista, Igor Scalisi Palminteri, descrive il murale come un tributo alle donne vittime di femminicidio e violenza. Il corpo dipinto sulla parete rappresenta tutto ciò che spesso rimane invisibile: l’anima, i sentimenti e gli sforzi delle donne, spesso trascurati nella società ombreggiata dalla violenza di genere.



Pupi di Zucchero, tra storia e leggenda

La tradizione siciliana è ricca di dolci il cui significato è legato a determinate festività.
Tra questi, vi sono sicuramente i Pupi di Zucchero, chiamati Pupa ri zuccaro o Pupaccena, sono uno dei simboli della Festa dei Morti e vantano una storia antica e molto interessante.
I Pupi sono dolci fatti di zucchero indurito e dipinto, le fattezze rievocano figure tradizionali come Paladini di Francia, ballerini e personaggi tipici dell’opera dei Pupi.
Secondo una leggenda, durante la dominazione araba in Sicilia, un nobile arabo ridotto al lastrico, un giorno volle invitare alcuni ospiti.
Non avendo la possibilità di comprare cibi particolari, creò questa nuova ricetta, che fu apprezzata con entusiasmo. Da qui l’usanza di chiamarli Pupi di Zucchero o, appunto, Pupaccena, cioè pupi a cena.



LEGGENDE SICILIANE: Tifeo, a sorreggere la Sicilia ci pensa un mostruoso gigante.

Tifone o Tifeo, figlio di Gea e del Tartaro, era un Gigante e nella mitologia greca era la personificazione del vento del sud ed era il padre di tutti i venti più cruenti e dei più orribili mostri.
Tifone era rappresentato come un mostro con cento teste di drago ed era molto più alto di qualunque monte esistente.
Era stato concepito dalla madre Gea con l'intento di destituire Zeus, nei confronti del quale era arrabbiata perchè aveva imprigionato i Titani.
Infatti Tifone assalì Zeus nell'Olimpo, alla cui vista tutti gli altri dei scapparono via trasformandosi in animali, solo Zeus rimase e lo affrontò ma fu da questo sconfitto e imprigionato in una grotta, dopo avergli tagliato i tendini dei polsi e delle caviglie.
Ermes riuscì però a guarirlo e a liberarlo, Zeus allora riprese la lotta contro Tifone e questa volta riuscì a vincere scagliandogli addosso la Sicilia.
La tradizione popolare vuole che Tifone sostenga la Sicilia in una sorta di crocifissione, in questo modo bisogna infatti immaginare il corpo del gigante, supino, con la testa verso est, i piedi verso ovest e le due braccia tese perpendicolarmente al corpo lungo l’asse nord-sud.
Tifone sorregge Messina con la mano destra, Pachino con la sinistra, Trapani gli sta poggiata sulle gambe e il cono dell’Etna sta proprio sulla sua bocca, rivolta verso l’alto.
Ogni volta che si infuria, Tifeo fa vomitare fuoco e lava dall’Etna, a ogni suo tentativo di liberarsi dal legame eterno, ecco che si scatenano i terremoti.



"Vistas in Sicily" dello scrittore americano Arthur Stanley Riggs

La maggior parte delle navi passeggeri arriva a Palermo poco dopo l'alba, e nel piacevole clima primaverile, alla fine dell’inverno o a primavera avanzata la grande baia sembra una lastra di berillo dorato, senza onde, punteggiato qua e là da piccole imbarcazioni che sembrano scolpite e che spiccano in contrasto con le scogliere violacee, nella baia.
Arthur Stanley Riggs (1879-1952)



Palermo, il Parco del Genoardo

Genoard, dall’arabo Giardino Paradiso, occupava la parte occidentale della piana di Palermo.
All’interno del parco c’erano la Cuba, la Zisa, la Cuba Soprana e lo Scibene, edifici di sollatium ispirati al modello persiano. Grandioso giardino di matrice islamica era un luogo di piaceri ricco di giardini di agrumi, vasche d’acque circondate da palme, frutteti irrigati da acque perenni, fontane e sorgenti.
I Normanni utilizzavano i palazzi immersi nel Genoard come dimore estive.



Palermo, la Cuba Soprana

La Cubula, o piccola cuba, è un padiglione immerso nel parco del Genoardo di Palermo.
La sua struttura richiama le forme dei mausolei dell’Ifriqiyya e dell’Egitto fatimide con pianta quadrata, archi a sesto acuto decorati con bugne.
L’edificio è sormontato da una cupola di forma emisferica.



La Palermo Arabo-Normanna

La Palermo arabo-normanna e le Chiese Cattedrali di Cefalù e Monreale testimoniano una particolare condizione politica e culturale caratterizzata dalla feconda convivenza di popoli di diversa origine (musulmana, bizantina, latina, ebraica, lombarda e francese).
Questo scambio ha generato una combinazione consapevole e unica di elementi, derivati ​​dalle tecniche architettoniche e artistiche delle tradizioni bizantine, islamiche e occidentali.
Questo nuovo stile ha contribuito allo sviluppo dell’architettura del versante tirrenico dell’Italia meridionale e si è diffuso ampiamente in tutta la regione mediterranea medievale.



Quando il pane si faceva in casa

La panificazione avveniva di solito una volta alla settimana, le forme di pane venivano cotte presso i fornai della borgata e, per distinguere le proprie pagnotte da quelle delle altre famiglie, ogni massaia metteva segni particolari sulle proprie forme: bastoncini, cerchietti, crocette, piccoli disegni di pane, lasciati alla fantasia e alla creatività di ogni mamma.



Palermo, Porta della Dogana

Delle cinque porte che si aprivano lungo le mura dell’arco della Cala di Palermo, quella detta “della Dogana” era la prima che si incontrava provenendo dalla Strada Colonna (attuale Foro Italico).
Venne aperta nel 1570 allo scopo di consentire l’ingresso delle merci provenienti dal mare e che venivano riposte nei magazzini della città prima di essere messe in commercio, allo scopo di far pagare le gabelle.
Era nota infatti come Porta della Doganella (a' Duaniedda) e fu abbattuta intorno al 1852, per agevolare il crescente traffico veicolare.
Il manufatto era inglobato nella cortina denominata Mura della Lupa e si stagliava accanto al cantone nord-orientale, oggi occupato dalla scalinata d'accesso della chiesa di Santa Maria della Catena.
La porta era interamente realizzata in pietra tufacea d’intaglio, e la parte esterna era sormontata da una grande aquila ad ali spiegate con in petto l’arme reali, a destra e a sinistra erano rispettivamente gli stemmi del vicerè e della città.
Oltre alla porta e alla vicina chiesa della Catena, vi era una statua su un piedistallo, eretta il 1 Maggio del 1701, che raffigurava Filippo V.



Lo sfincionello palermitano

Lo sfincionello palermitano è molto simile al popolare sfincione, fà parte della rosticceria palermitana e rappresenta il classico cibo da strada.
Pare che questa golosità sia stata inventata dalle suore del monastero di San Vito di Palermo.
Si tratta di una antica ricetta che vede come ingrediente cardine il pane pizza (morbido e lievitato), con sopra una salsa a base di pomodoro, cipolla, origano, pezzetti di formaggio tipico siciliano (caciocavallo) e un filo d’olio extravergine d’oliva.



Antichi mestieri scomparsi: U Carbunaru (carbonaio).

Antichi mestieri scomparsi: U Carbunaru (carbonaio).
Con questo nome si intende colui che produce carbone, ma in alcune zone della Sicilia il nome di carbunaru stava ad indicarne anche e soprattutto i rivenditori di carbone.
Di fatto, erano solo pochi contadini a produrre il carbone vegetale e per il solo fabbisogno familiare.
Il carbone era per lo più prodotto nei paesi siciliani delle Madonie dove, per la presenza di boschi, c’era molta disponibilità di legna.
Il carbone arrivava nelle città e nei paesi a bordo di carretti e veniva smistato in alcuni magazzini dove in tanti, anche dai centri vicini, venivano a rifornirsi.
In tempi antichi il carbone era indispensabile in certe fabbriche ma anche nelle case, se ne faceva infatti uso in cucina, ma pure per i ferri da stiro e per il braciere che, nelle fredde sere d’inverno, serviva a riscaldarsi.



Io sono nato in Sicilia

«Io sono nato in Sicilia e lì l'uomo nasce isola nell'isola e rimane tale fino alla morte, anche vivendo lontano dall'aspra terra natia circondata dal mare immenso e geloso».
Luigi Pirandello



Palermo Pop 70

Quando Aretha Franklin si esibì a Palermo: "Fu la nostra Woodstock siciliana".
La regina del soul Aretha Franklin, nel corso della sua immensa carriera si è esibita anche a Palermo, protagonista il 17 luglio del 1970 del “Palermo Pop 70”.



Palermo



Palermo, l'Oratorio delle Dame del Giardinello

L'oratorio della Congregazione delle Dame del Giardinello al Ponticello è un luogo di culto ubicato in via Ponticello, nel quartiere dell'Albergheria sulla direttrice via Maqueda - chiesa del Gesù a Casa Professa, nel centro storico della città di Palermo.
Costruito tra il 1595 e il 1608 in prossimità della chiesa di Santa Maria delle Grazie al Ponticello - oggi santuario di Nostra Signora di Lourdes - l'oratorio nasce contemporaneamente alla Congregazione segreta intitolata a Maria Santissima dell'Aspettazione del Parto della Vergine, costituita dalle nobili dame del tempo per assistere in preghiera e per contribuire materialmente le partorienti disagiate dell'Albergheria.



Palermo 1943, i lustrascarpe

Palermo 1943, dopo lo sbarco degli alleati americani, molti ragazzi, per superare il momento critico della fame e della povertà scaturita dalla guerra, impararono il mestiere del lustrascarpe, attività poi scomparsa nel tempo.



Palermo 1977, Banana Republic

Lucio Dalla e Francesco De Gregori nel Tour "Banana Republic", in concerto allo stadio della Favorita di Palermo il 5 luglio del 1979.
35 anni dopo De Gregori dichiarò: «Che serata! Sono passati trentacinque anni, ma è un'emozione ancora viva, lo stadio era stracolmo, non ho idea di quanta gente potesse esserci, ma era traboccante. Me lo ricordo quasi con stupore, con Dalla eravamo felici, quella tournée è stata straordinaria, in Sicilia Lucio si esaltava, era grande, amava questa terra in modo particolare, ed era un sentimento che trasmetteva a chi gli stava accanto».



Palermo, acchiana u patri cu tutti i so figghi

A Palermo, il gioco di quando eravamo bambini era “Acchiana u patri cu tutti i so figghi”, tradotto per i non siculi “sale il padre con tutti i suoi figli”, che vedeva sfidarsi due squadre con la conditio sine qua non di avere schiene molto forti. La filastrocca che si recitava era questa: “Acchiana u patri cu tutti i so figghi. Quattru e quattru uottu, scarrica u buottu; l’acieddu cu li pinni, scarrica e vattinni”.
Il capitano della prima si appoggiava al muro con le braccia e dietro di lui, uno dopo l’altro, gli altri compagni, fino a formare la “groppa” di un cavallo, prendendo la rincorsa, dovevano saltare a “cavallo” sopra il giocatore che sta sotto, senza cadere e aspettando che gli altri compagni facciano lo stesso. Al grido: “acchiana lu patri cu tutti i so figghi”, gli altri dovevano presentarsi, dicendo: “u figghiu” fino all’ultimo che doveva recitare: “quattru e quattru ottu, scarrica lu bottu; l’aceddu cu li pinni scarrica e vattinni: unu, dui e tri fannu vintitrì, unu dui e tri fannu vintitrì, ti dugnu un pizzicuni e mi nni vaju” (pizzicotto che deve darsi per davvero).



Palermo, la Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio (Martorana)



Palermo, la cappella della Madonna di Guadalupe

La Cappella di Nostra Signora di Guadalupe, la più esuberante delle cappelle della Chiesa Di Santa Maria Degli Angeli Presso La Gancia a Palermo, ospita la tomba di Don Juan Lopez de Cisneros, l’inquisitore ucciso nelle segrete dello Steri “dall’eretico” frà Diego la Matina nel 1657, la cui vicenda è stata raccontata da Sciascia nel suo libretto “Morte dell’Inquisitore”.



1943 arrivo dei soldati americani a Monreale (PA)



Dimore storiche Palermo: Palazzo Lanza Tomasi

Il Palazzo Lanza Tomasi è ubicato nel centro storico di Palermo, nel cuore del quartiere Kalsa, fu l'ultima dimora del Principe Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il celebre autore del Gattopardo, il quale vi trascorse gli ultimi anni della sua vita , sino alla morte nel luglio 1957, dopo la distruzione del suo palazzo avito, Palazzo Lampedusa, nei bombardamenti alleati del 5 aprile 1943.
Il figlio adottivo Gioacchino Lanza Tomasi ha ricostituito l'intera proprietà negli anni Settanta e ne ha amorevolmente curato il restauro.



Palermo,

Il video mapping abbraccia un diverso modo di narrare i beni culturali della città e i luoghi legati all’arte sacra, in pochi minuti di gioco tra tecnologia e arte in perfetta simbiosi tra loro, si torna indietro di secoli dentro l’ex convento di clausura che fu Santa Caterina.
La Chiesa in versione serale si illumina di fasci di luce e figure 3d.



PALERMO, IL PANE, UN BENE PREZIOSO QUANTO LA VITA

Dai racconti dei miei nonni e anche di mio padre, che durante la seconda guerra mondiale era un ragazzino, compresi perchè egli non rinunciava mai al pane sulla tavola.
La foto, scattata a Palermo nel 1943, ritrae le persone davanti ad un panificio, in attesa che fosse sfornato il pane, e, quantunque la guerra e i razionamenti alimentari avessero generato miseria e fame, qualcuno trovava la forza per sorridere, in particolare le "donne coraggio", madri che, oltre al loro ruolo, a causa dell'assenza dei propri uomini partiti in guerra, dovevano fare per i figli anche le veci del padre, ed essere da esempio impartendo loro quegli insegnamenti di vita e soprattutto esortarli ad non abbandonare mai la speranza del cambiamento.
L’Italia entrò nel secondo conflitto mondiale il 10 giugno 1940, alla fine dello stesso anno la situazione alimentare peggiorò velocemente e si manifestò una crisi dei generi di prima necessità, pertanto in applicazione alla legge sul razionamento dei consumi, la distribuzione dei generi alimentari di più largo consumo, era effettuata esclusivamente attraverso la carta annonaria.
L’ammontare delle razioni individuali era fissato mensilmente dal ministro delle corporazioni, la tessera era personale e non cedibile, dava diritto a generi alimentari differenziati a seconda della fascia di età.
I generi alimentari dovevano essere prenotati in giorni prestabiliti presso i negozi, ed era vietato il commercio in qualunque altra forma.
Dagli scatti di queste fotografie sono passati 80 anni, di tutto ciò oggi rimane soltanto un ricordo, indelebile per chi ha vissuto quei giorni terribili e di riflessione per chi appartiene ad una generazione diversa, alla quale il pane sulla tavola non è mai mancato.



Palermo, il Santuario di S. Rosalia

Il Santuario di S. Rosalia, costruito intorno al XVII secolo, si trova a #Palermo all'interno di un anfratto di roccia, quasi sulla cima del Monte Pellegrino.
Custodisce le ossa di Santa Rosalia, che secondo la tradizione, sarebbero state trovate sul monte da un cacciatore nel 1624 mentre la peste flagellava la città.
Sempre secondo la tradizione, grazie al ritrovamento, la peste venne sconfitta e il senato palermitano le dedicò il santuario nel quale sono presenti molti ex-voto depositati dai fedeli.
Sotto un baldacchino vi è l'altare con il simulacro della "Santa Rosalia giacente" inserita in una teca in vetro immersa negli ex-voto dei devoti.



Palermo, l'acchianata a Monte Pellegrino

La tradizione e la devozione popolare dei palermitani, "l’acchianata" al Monte Pellegrino, al Santuario di S. Rosalia, Patrona di Palermo, avviene nella notte tra il 3 e il 4 settembre, e si può definire come un viaggio vero e proprio, tale è la fatica che i fedeli sostengono per recarsi in pellegrinaggio dalla Santuzza.
I fedeli affrontano la salita anche a piedi scalzi, trascinandosi sulle ginocchia nude nell’ultimo tratto della scalinata, per sciogliere un voto promesso per grazia ricevuta.



Palermo, la Chiesa di S. Giovanni degli Eremiti

E’ una Chiesa romanica e che esternamente ricorda edifici orientali.
Tale richiamo all’Oriente viene ancor più enfatizzato dalle cupole di colore rosso acceso, restaurate nell’ottocento dall’Architetto Giuseppe Patricolo forse simili all’originale.
Dal 3 luglio 2015 fa parte del Patrimonio dell’Umanità (Unesco) nell'Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale”.



Palermo, Ponte dell'Ammiraglio

Il 27 maggio dell’anno 1860, nel corso della Spedizione dei mille, Garibaldi proprio su questo ponte e nella vicina via di porta Termini si scontrò con le truppe dei Borboni, lì posizionate perché rappresentava un punto d’ingresso alla città per chi veniva da sud, in quel caso anche Garibaldi proveniva dal Monte Grifone e precisamente dalla frazione di Gibilrossa.
Ciò provocò l’insurrezione di Palermo.
Dal 3 luglio 2015 fa parte del Patrimonio dell’umanità (Unesco)



Palermo, Palazzo dei Normanni

Un bellissimo video del Palazzo dei Normanni a Palermo



Palermo, Palazzo Steri Chiaramonte e il tribunale dell'inquisizione

Il Tribunale dell'Inquisizione e le Carceri segrete di Palazzo Chiaramonte Steri a Palermo.
A Palermo, a Piazza Marina, c'è il palazzo Steri-Chiaramonte che, per le storie drammatiche che l’hanno interessato, viene visto dai palermitani, e non solo, come austero e tenebroso. Ma è un palazzo come tanti altri, segnato purtroppo da avvenimenti tragici, che questa volta non appartengono a leggende metropolitane, ma a fatti realmente accaduti durante la dominazione spagnola.



Palermo, i Beati Paoli

Le prime testimonianze scritte sull’esistenza della setta appaiono nei primi del ‘700.
Da queste, una delle supposizioni più accreditata è che le origini storiche dei Beati Paoli stiano in un’altra associazione segreta, quella dei Vendicosi, attiva già nel XII secolo e formata da cittadini di ceto sociale basso che facevano giustizia, con lo scopo di difendere i palermitani dai soprusi dei nobili.



Palermo, la Vecchia dell'aceto

Una delle storie più conosciute della città di Palermo è quella che riguarda Giovanna Bonanno, megera palermitana meglio nota come “la Vecchia dell’aceto“.
Pare che la Bonanno fosse persuasa, per ridare la serenità a quanti volessero disfarsi del proprio coniuge, a vendere un veleno fatto con liquido per i pidocchi, addizionato con vino bianco e arsenico.
Il 30 luglio del 1789, dopo processo, venne impiccata sulla forca in piazza Vigliena.



I Vespri Siciliani

I Vespri siciliani furono una ribellione scoppiata a Palermo all'ora dei vespri di Lunedì dell'Angelo nel 1282. Bersaglio della rivolta furono i dominatori francesi dell'isola, gli Angioini, avvertiti come oppressori stranieri.
Da Palermo i moti si sparsero presto all'intera Sicilia e ne espulsero la presenza francese.
Tutto ebbe inizio in concomitanza con la funzione serale dei Vespri del 30 marzo 1282, lunedì dell'Angelo, sul sagrato della chiesa del Santo Spirito, a Palermo.
A generare l'episodio fu, secondo la ricostruzione storica, la reazione al gesto di un soldato dell'esercito francese, tale Drouet, che si era rivolto in maniera irriguardosa a una giovane nobildonna accompagnata dal consorte, mettendole le mani addosso con il pretesto di doverla perquisire. A difesa di sua moglie, lo sposo riuscì a sottrarre la spada al soldato francese e a ucciderlo. Tale gesto costituì la scintilla che dette inizio alla rivolta.



Palermo, Fontana Pretoria

La più bella delle fontane di Palermo è la Fontana Pretoria, che sorge nella piazza omonima. Su commissione di Don Pietro di Toledo, la fontana è stata ideata e realizzata a Firenze - fra il 1552 e il 1555 - dagli scultori Francesco Camilliani e Michelangelo Naccherino, forse con la collaborazione di fra Angelo da Montorsoli, per il giardino di Luigi di Toledo, ma fu poi venduta al Senato Palermitano. Fra il 1574 e il 1584 Camillo, figlio di Francesco Camilliani, giunto a Palermo provvide alla sistemazione, al montaggio e al completamento dei pezzi della fontana giunti da Firenze, per adattarla alla Piazza Pretoria, con
interventi integrativi, cui parteciparono, oltre al Naccherino, scultori locali, marmorari e maestri d’acqua.
Nella parte centrale, la Fontana è del tipo a “candelabra”,
secondo la tradizione rinascimentale fiorentina, con pianta ellittica con tre tazze che si susseguono in modo degradante in altezza attorno ad uno stelo, culminante con la figura di Bacco; alla base è stata aggiunta una vasca grande.
Al livello inferiore sono quattro vasche ovali con quattro figure adagiate, personificazioni di fiumi (l’Oreto, il Papireto, il Gabriele e il Maredolce), addossate al bordo esterno della grande peschiera, all’interno della quale versano acqua le teste di sei animali che fuoriescono da nicchie; la peschiera è divisa in quattro settori separati da gradinate, che conducono al circuito superiore, e da balaustre su cui spiccano quattro figure di divinità. Una balaustra di marmo recinta il tutto, interrotta da quattro aperture inquadrate da due Erme ciascuna.



Il Carretto Siciliano

Henri-René-Albert-Guy de Maupassant, scrittore, drammaturgo, reporter di viaggio, saggista e poeta francese, nonché uno dei padri del racconto moderno giunto a #Palermo nella Primavera del 1885, in una memorabile pagina tratta dal suo viaggio in #Sicilia, definì il carretto siciliano: “un rebus che cammina” per il valore dei suoi elementi decorativi.
In un tempo in cui i libri e la conoscenza erano per pochi, il carretto siciliano divenne portatore arcanico di messaggi e piccola opera d’arte paragonabile a una sorta di manifesto ambulante della narrazione storica. Infatti, al posto dei testi, venivano tramandati con grande immediatezza il fluire del tempo, delle epoche, attraverso le vite dei Santi, le gesta dei sovrani, le battaglie di Napoleone, i Vespri Siciliani, facendolo diventare incarnazione di un’iconografia corposa e memorabile.



La Cattedrale di Palermo

Della Cattedrale di Palermo non è solo il prospetto meridionale da ammirare ma anche quello orientale, visibile dalla Piazza Sett'Angeli, è costituito dalle torri angolari sud e nord-orientale, dalle pareti esterne delle absidi aperte in quello che era l'Antitulo dell'antico tempio gualteriano.
Qui in una cartolina d'altri tempi



Palermo Street Art quartiere Albergheria

A Palermo in Via Luigi Siciliano Villanueva, nel quartiere Albergheria, Andrea Buglisi ha realizzato FIDES, la raffigurazione di un colibrì che solleva un macigno.
Il titolo del murales, che significa fede in latino, indica la determinazione nel portare a termine anche le imprese apparentemente impossibili con impegno e dedizione.
Il colibrì rappresenta l’arte che riesce a cancellare con la sua forza creativa il degrado.



Palermo, Teatro Massimo

Il Teatro Massimo “Vittorio Emanuele” di Palermo è considerato fra i più belli d’Europa, secondo solo all’Opéra di Parigi.
La costruzione del teatro, su progetto di G.B. Filippo Basile, iniziò nel 1875 e durò ventidue anni: per la costruzione stessa fu necessario demolire le mura del Monastero delle Stimmate, ed altri edifici, tra cui una chiesa, un monastero ed una porta.
Dal 1891 i lavori continuarono sotto la guida di Ernesto Basile, figlio del progettista: oltre alla definizione del teatro, si provvide
a sistemare l’illuminazione della piazza, a rifare il Palazzo Francavilla e a realizzare i due bei chioschi Ribaudo e Vicari.
Il teatro fu finalmente inaugurato il 16 maggio 1897.



Palermo Street Art quartiere Kalsa

TvBoy, #streetartist di origine palermitane, ha reso omaggio a Giovanni Falcone.
Il #Murales si chiama "E' TEMPO DI ANDARE AVANTI!" opera realizzata a Piazza Marina.
TvBoy ritrae il magistrato con una bomboletta in mano mentre affida il suo messaggio su un muro del centro storico di Palermo.
Si tratta di un’iniziativa commemorativa ideata con il supporto della stessa Fondazione Falcone, un omaggio al coraggio di questo giudice che tanto ha fatto per la città di #Palermo e non solo.



Palermo Street Art quartiere Kalsa

A Palermo, in via dello Spasimo, nel quartiere Kalsa, i due #streetartist Rosk e Loste hanno realizzato BAKITHA, un'immagine di forte impatto che testimonia l’identità, l’integrazione e il sincretismo culturale della città.
L’opera raffigura una giovane donna dai tratti somatici non europei, la particolarità sta nell’aureola posta dietro il capo della ragazza che ci porta all’interno di un mondo spirituale appartenente all’arte sacra.



Palermo

A Palermo per la Madonna di Mezz'agosto (così una volta veniva chiamata l'Assunta), fece la sua comparsa una "varicedda", ossia una piccola "vara" creata dai bambini dei quartieri, recante una piccola statua, possibilmente di cera, che per quindici giorni a partire da primo di agosto portavano di vicolo in vicolo e raccoglievano le offerte che ufficialmente servivano per abbellire la varicedda o per preparare quella dell'anno successivo.
Di fatto, i proventi delle offerte, si davano alle famiglie più bisognose del quartiere per fare la spesa.



Palermo, Street Art quartiere Sperone

Nell'area sud-orientale di Palermo e precisamente nel quartiere dello Sperone, in via XXVII Maggio, su una parete di un palazzo popolare, troviamo SANGU E LATTI (Sangue e latte) di Igor Scalisi Palminteri.
"Partiamo dal latte della mamma per prenderci cura dei bambini che spesso questa città dimentica".



La Cappella Palatina di Palermo

La Cappella Palatina è sicuramente il luogo più celebre e più suggestivo della città di #Palermo.
I lavori di costruzione iniziarono nel 1130 - anno in cui fu Ruggero II fu incoronato re di Sicilia - e terminarono nel 1143.
Essa rappresenta la sintesi culturale e politica operata dai Normanni durante la loro dominazione.
Infatti, essa fonde in modo mirabile le espressioni architettoniche più rilevanti per la Sicilia: l’europea, la siciliana, la bizantina, l’araba.



L'Oratorio del Rosario di S. Domenico a Palermo

Nell'Oratorio, gli stucchi realizzati dal Maestro stuccatore palermitano 𝙂𝙞𝙖𝙘𝙤𝙢𝙤 𝙎𝙚𝙧𝙥𝙤𝙩𝙩𝙖, dovevano amalgamarsi ai dipinti esistenti e fondersi con essi visivamente e semanticamente.
I lavori in stucco venivano eseguiti dopo la preparazione di modelli in creta, lo stampo in gesso al cui interno veniva colato un miscuglio di gesso impastato con colla di pesce, polvere di marmo, calce spenta, sabbia, latte cagliato e addirittura sangue. Il risultato era un materiale particolarmente duro, il cui aspetto era molto simile al marmo. L’opera finita, bianchissima, veniva lucidata con uno straccio spalmato di cera oppure dipinto con coloranti dorati.
Nelle nicchie tra i dipinti, l'artista palermitano realizzò inoltre le statue allegoriche delle Virtù, vestite con pizzi e drappeggi secondo la moda dell'epoca, di derivazione francese.
Tra di esse spicca quella raffigurante la Mansuetudine, che tiene in mano una colomba verso la quale tende la mano un putto vestito da fraticello. Inoltre sono rappresentate: nel presbiterio la Divina Provvidenza e la Divina Grazia. Lungo le pareti laterali le virtù: 𝐂𝐚𝐫𝐢𝐭𝐚', 𝐔𝐦𝐢𝐥𝐭𝐚', 𝐏𝐚𝐜𝐞, 𝐏𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚, 𝐌𝐚𝐧𝐬𝐮𝐞𝐭𝐮𝐝𝐢𝐧𝐞, 𝐏𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐅𝐨𝐫𝐭𝐮𝐧𝐚, 𝐎𝐛𝐛𝐞𝐝𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚
L'enorme dipinto del pittore fiammingo 𝘼𝙣𝙩𝙤𝙣 𝙑𝙖𝙣 𝘿𝙮𝙘𝙠 raffigurante la Madonna del Rosario con i Santi domenicani e le Sante Patrone di Palermo (Rosalia, Agata, Oliva, Cristina, Ninfa) si mostra imponente sulla parete d'altare.



L'Oratorio di Santa Maria delle Grazie (Detto Del Sabato) a Palermo

L'intera struttura è stata riccamente decorata a stucco nel 1740 da Procopio Serpotta, ultimo discendente della nota famiglia palermitana di artigiani, decoratori e modellatori dello stucco.



E dopo i bombardamenti a Palermo arrivarono gli alleati

I palermitani si ritrovano davanti due colonne infinite di soldati americani, di camion e di jeep mai viste prima. Confluiscono a piazza Massimo e poi si diramano in tutta la città.
La gente scende in strada ed è un tripudio, i soldati offrono cioccolato e sigarette, i civili offrono ai soldati del buon vino.



Il Castello della Zisa di Palermo

La dimora, il cui nome deriva dall'arabo al-Aziz, che significa glorioso, magnifico, sorgeva fuori le mura di Palermo, immersa nel verde di un grande parco reale di caccia.
Splendido esempio di arte arabo-normanna, il Castello della Zisa si presenta con una forma rettangolare che si sviluppa su tre piani, e all'esterno è diviso a metà da un canale che porta acqua a diverse vasche, riproduzione di quello più antico che recava acqua alla famosa Sala della Fontana.
La facciata è contraddistinta da tre grandi fornici ed una serie di arcate cieche. Sulla volta dell'ingresso sono dipinti alcuni diavoli che si dice custodiscano il tesoro dell'imperatore.
Il piano terra è occupato dal lungo vestibolo in cui si trova la sopracitata Sala della Fontana con ai lati le scale che portano ai piani superiori.
La Sala, sulle cui pareti sono visibili i resti degli affreschi seicenteschi dei Sandoval, ha pianta quadrata sormontata da una volta a crociera ogivale, e presenta agli angoli tre grandi nicchie incorniciate da semicupole decorate da muqarnas (decorazioni ad alveare).
L'ambiente, in cui il re riceveva la corte, risulta fresco grazie alla presenza della Fontana che reca una lastra marmorea decorata a chevrons, sormontata da un pannello a mosaico su fondo oro.
Nell’arco d’ingresso alla Sala della Fontana, su una volta, sono raffigurate delle creature mitologiche che rappresentano delle divinità olimpiche tra cui Giove, Nettuno, Plutone, Giunone, Mercurio, Venere e Marte. Secondo la tradizione palermitana non si tratta di semplici divinità, ma di diavoli che custodiscono delle monete d’oro nascoste all’interno del Palazzo della Zisa.
Il tesoro fu lasciato da Azel Comel e El-Aziz, arrivati a Palermo dopo esser fuggiti per proteggere il loro amore ostacolato dal padre di lei. Sempre secondo la leggenda, i due giovani amanti fecero costruire il Castello della Zisa appena giunti in città, ma dopo aver appreso che la loro fuga era stata causa del suicidio della madre di El-Aziz, morirono a breve distanza l’uno dall’altro, non prima però di aver affidato ai diavoli la protezione del loro tesoro tramite un incantesimo. Il mito narra che chiunque cerchi di contare l’esatto numero dei diavoli non ci riesca per via del loro continuo mescolamento che impedisce di contarli.
Diverse altre leggende sono legate a questa, come quella secondo la quale il giorno dell’Annunziata (25 marzo) chi fissa per troppo tempo i diavoli della Zisa ad un certo punto li vedrà muovere la coda o storcere la bocca.
O altre secondo cui i giorni di vento intenso a Palermo sono causati dall’uscita dei diavoli dal castello che portano con sé l’aria fresca del palazzo stesso.



Santa Rosalia, Patrona di Palermo, dipinta dal pittore fiammingo Antoon Van Dyck

Van Dyck era arrivato a Palermo nel 1624 su invito del vicerè spagnolo che voleva farsi ritrarre dal giovane già affermato artista di corte.
Di lì a poco la città fu colpita da una pestilenza che provocò 10 mila morti, tra cui lo stesso vicerè, pari al 10 per cento della popolazione.
L'allora 25enne pittore fiammingo guardava con orrore dal suo isolamento la chiusura del porto, gli ospedali incapaci di reggere l'afflusso degli infetti, i lamenti dei malati e dei moribondi nelle strade.
Un barlume di speranza alla città in ginocchio lo diede la scoperta, da parte di un gruppo di Francescani, di resti di ossa tra cui un cranio che l'arcivescovo Giannettino Doria attribuì a Santa Rosalia, nobile della famiglia dei Sinibaldi, vissuta nel dodicesimo secolo.
Le reliquie furono portate in processione l'anno dopo attraverso le strade, mentre i casi di contagio si abbassavano: la "Santuzza" aveva salvato la città.
Spodestando altri santi come Cristina, Oliva, Ninfa e Agata, Rosalia resta a oggi la Patrona di Palermo.



Premio Europeo Opera dei Pupi Palermo

Il Museo Pasqualino di Palermo, con la sua Associazione, è uno dei vincitori dei Premi Europei per il Patrimonio Culturale/Europa Nostra Awards 2022, grazie al suo progetto per la salvaguardia dell’Opera dei Pupi.
Si tratta del più prestigioso premio in Europa per il patrimonio culturale, assegnato quest’anno a 30 progetti “esemplari” provenienti da 18 Paesi.



Il Tesoro della Cattedrale di Palermo

Costanza d’Aragona, prima moglie di Federico II, dopo appena tredici anni di regno, muore il 23 Giugno del 1222, a Catania, dove le vengono tributate le prime esequie alla presenza del vescovo (cfr. R. Pirri, Sicilia Sacra…, ed. cons. 1773, I, p. 534); successivamente il corpo viene trasportato a Palermo, in Cattedrale, dove viene sepolta in un sarcofago antico.
Fu trovato "un….corpu mortu…… in testa di lo quali corpu chi fu truvata una coppula tutta guarnuta di petri priciusi, perni grossi et minuti, et piagi di oru massizzu …" (cfr. F. Daniele, I Regali Sepolcri…, 1784, p. 84 - 85).
Siamo nel 1491, ha inizio proprio dal sarcofago marmoreo della regina Costanza, l’indagine ufficiale sulle tombe reali della Cattedrale di Palermo.



La Teca di S. Rosalia sul Montepellegrino a Palermo

Sempre secondo la tradizione, grazie al ritrovamento la peste venne sconfitta e il senato palermitano le dedicò il santuario nel quale sono presenti molti ex-voto depositati dai fedeli.
Sotto un baldacchino vi è l’altare con il simulacro della “Santa Rosalia giacente” inserita in una teca in vetro immersa negli ex-voto dei devoti: opera di Gregorio Tedeschi del 1625, successivamente coperta da una lamina d’oro donata dal re Carlo III.